LETTERATURA CALABROAUSTRALIANA

POESIA CALABROAUSTRALIANA 

Che ci sia stata una massiccia emigrazione dalla Calabria nell’arco di tempo che va dal 1860 al 1970 è fatto arcinoto. Anche i Calabresi emigrati all’estero si sono dati alla scrittura e in Australia cominciano a manifestarsi negli anni '30 del Novecento con la pubblicazione di poesie e brevi prose nei giornali italoaustraliani.
Di  questo  gruppo  spiccano  sia  per  la  qualità  sia per  la  mole  della produzione,
i cugini Luigi Strano (poesia) e Alfredo Strano (prosa).
Dalla fine degli anni ‘50 in poi sono esorditi una ventina di scrittori calabroaustraliani che complessivamente hanno pubblicato 37 volumi e altri testi in antologie di letteratura italoaustraliana tra il 1959 ed il 2003.
Gli scrittori sono:
Poesia: Alberto Avolio, Giovanni Calabrò, Aldo Cimino, Domenico Di Marte, Domenico
Marasco, Domenico Morizzi, Rocco Petrolo, Enza Sofio, Pino Sollazzo, Luigi Strano. Narrativa: Giovanni Misale, Vincenzo Papandrea, Pino Sollazzo, Alfredo Strano, Luigi Strano.
Memorie, biografie, autobiografie : Maria Cosenza-Licastro, Luigi Scarano, Giovanni Sgrò, Alfredo Strano, Luigi Strano.
Saggistica: Alberto Avolio, Gerardo Papalia.
Teatro: Joe Bono, Teresa Crea, Renato Mugolino.
Produzione televisiva: Christine Madafferi.
Produzione discografica: Salvatore Tripodi.


LUIGI STRANO

Nato a Castellace di Oppido Mamertina nel 1913, cresciuto a Delianuova e emigrato a Sydney nel 1929 per motivi socioeconomici ma anche esistenziali, ha alle spalle una lunga vita segnata da notevoli successi socioeconomici. Ma non ha voluto vivere di solo pane. Sul piano letterario Luigi Strano si può ritenere tra i maggiori poeti italoaustraliani di prima generazione. Ha pubblicato una ventina di volumi di poesie ed un volume di memorie ricevendo nel 1985 la laurea di Master of Arts honoris causa dell’Università di Wollongong in riconoscimento di una vita dedicata ad attività culturali.
Poco dopo l’arrivo in Australia inizia a pubblicare testi che ricalcano le forme canoniche della tradizione poetica italiana (sonetti, canzoni e ballate) sui giornali italoaustraliani.
Ben presto però cambia stile e si afferma poeta in chiave moderna pubblicando poesie in italiano, inglese, dialetto e latino.
Luigi Strano si rivela poeta senza rimpianti e senza nostalgie che ha saputo captare non solo i cronotopi e gli elementi stilistici della poesia italiana tradizionale e quella moderna ma anche della poesia inglese ed angloaustraliana. La sua opera propone una vasta gamma di argomenti svolti con schietta sincerità e in modo disadorno.
Vi si possono riscontrare temi che trattano l’emigrazione sia nei suoi aspetti reali sia nei suoi aspetti esistenziali, i rapporti con il paese d’origine e il paese d’adozione, la natura, l’ambiente australiano nei suoi aspetti materiali e sociali, i rapporti tra australiani ed italiani. Ma la poesia di Strano non si esaurisce qui e propone anche temi che trattano la vita in genere, i rapporti umani, l’esistenzialismo, la filosofia. Per Luigi la vita è un cammino roccioso che porta un continuo susseguirsi di gioie e dolori ma che va vissuta in pieno e con impegno di alta umanità qualunque cosa accada.
Il rapporto con il paese natio, trattato in poesie come “CASTELLACE” e “LA MIA TERRA,” presenta un confronto complesso e non senza contraddizioni che va dalla denuncia dell’odio e la violenza che si cova nell’aria malsana/di Castellace,” paese noto per le attività della ‘ndrangheta, dove i rancori “si levano col sangue,/ e il sangue/poi si vendica/col sangue,”  al concetto che il paese natio, sebbene visto con l’ottica di un estremo pessimismo, non si può dimenticare “anche quando non c’è alcuna/ragione di amarlo”. Vi è, difatti, un vivo richiamo nel presente degli aspetti sonori ("Ancora ho negli orecchi/la nenia delle cornamuse / il campano delle capre") e visivi ("i limpidi orizzonti/vedo chiudendo gli occhi/col fumo dell'Etna e dello Stromboli/la madonnina al bivio/con le offerte di fiori appassiti") anche se meno soave dei ricordi sorti in Australia è la realtà del ritorno espressa attraverso una serie di cronotopi temporali incrociati.
Il paese natio non è più il luogo lasciato tanti anni fa e il progresso ha annullato cose che al poeta erano rimaste care (“L'uomo, con le sue macchine,/ha di certo sbandito/le pecore e i pastori/dai nostri monti/e tra gli elci e le querce,/non incontri il porcaro,/come allora” facendo sì che anche il ricordo del passato evoca immagini di tristezza e di sofferenza ("Ritorno al paese desolato/dei miei giovani anni,/ricordando ancor le punture/dei ricci di castagne/per le scarpe rotte").
E’ proprio l’ambiente australiano a far cambiare stile e contenuti a Luigi Strano. Con la poesia “GIARDINI BUI.” scritta nel 1934, riflessione metafisica sulla città di Sydney nella presa della grande crisi economica, Strano introduce nuovi temi e nuove strutture nella poesia italoaustraliana che porterà poi a fruizione nella produzione poetica del dopoguerra. Tale tendenza è anche riscontrabile nella poesia SYDNEY,” scritta agli inizi degli anni quando l'entrata in guerra dell'Italia metteva a repentaglio l'esistenza degli italiani d'Australia:
“Sydney città dei miei sogni!/se mai penso di partirmi/di staccarmi da te, o Sydney,/mi si inumidiscono gli occhi./Se mai ritorno al paese/che mi ebbe fanciullo,/. . . Ricordo tutto e tutti, o fratelli,/ma il ricordo di te, o Sydney / sarà sempre il più vicino al mio cuore. /Sydney città dei miei amori.” (1)
L’attaccamento sia per la terra natia sia per la terra di adozione resta un elemento costante nella produzione poetica di Strano anche se muta in tempi diversi la polarizzazione.
In un’altra poesia, “IL FICO,” il confronto tra l'ambiente d'origine e il nuovo viene espresso con l'immagine del fico calabrese piantato in terra australiana (cronotopi spaziali incrociati), trapianto che rappresenta una perdita parziale, potenziale motivo di angoscia: “Pianto spesso nell'orto/il fico,/il dolce fico/della nostra terra,/ma simile/a molti di noi/poveri trapianti umani/vegeta bene/ma raramente dà frutto.”
Con il passar del tempo è il paesaggio della campagna più che l’ambiente cittadino ad ispirare la poesia di Strano. La natura australiana può articolarsi in manifestazioni molto aspre e crudeli. L'incendio boschivo rende "dura/qui l'esistenza/anche per gli alberi" e "il sole/gran palla di fuoco/ti brucia negli occhi." Ma può anche risultare in certi sensi grandiosa - invitanti i paesaggi,il cielo, la boscaglia, tutti aspetti che portano a un certo ottimismo esistenziale e permettono talvolta di ritrovare serenità contemplativa, un senso di pace e di stabilità,un luogo per il pensiero e la filosofia.Per mantenersi sano di mente il poeta deve “sentire/la ruvida boscaglia/sotto i piedi/vedere qualche wallaby/e l’uccello lira/e dissetarmi /al ruscello Zircon.”
Affondando "gli occhi sul verde . . . sempre più nell'ignoto" dell'ambiente maestoso delle Blue Mountains dalla natura ancora inviolata, Strano riflette che della sua vita nel quinto continente “Forse non tutto è stato invano.” Ormai la ricerca del rapporto con l'Australia viene articolata tramite la natura e non più "la città/della mia /gioventù tormentata" che "dalle sue mille e mille / fabbriche esala/fumi e vapori nell'aria."
In una poesia scritta in inglese Strano denuncia senza mezzi termini la società industriale risultante dall’occupazione bianca del quinto continente che ha reso gli aborigeni un gruppo ancor più emarginato degli stessi emigranti di origine non angloceltica ed è stata micidiale anche per la natura: la periferia di Sydney . . ./ una volta paradiso di fiori . . ./incantato dal suono del didgeridoo,/è ora cimitero per automezzi scartati/e depositi di rifiuti.”
Nella società australiana, che nonostante il pluriculturalismo permette poco spazio al “diverso,” si trovano emarginati anche gli emigranti che non desiderano o non possono adeguarsi alla vita in Australia come pure coloro che alle vecchie tradizioni ci tengono.
“U PAPPU'  A L’AUSTRALIA” descrive in modo molto realistico (non a caso il testo è in dialetto) ma anche con toni altamente poetici l’angoscia esistenziale dei genitori anziani fatti venire in Australia dai figli per motivi di ricongiungimento familiare (cronotopi passato-presente).

‘mmavissi  ‘rrumputu  l'anchi
quandu partia di Jani!
lu 'mmorzu d'ortu
e lu pertusu i casa l'avia,
chi mi mancava u pani?
'cca simu comu bestii,
non si canusci nenti,
non sai mancu chi 'ttinnu,
lu patri non è patri,
non c'è 'chiu religioni;
ti manca di rispettu
chiddu chi s'avi e fari . . .
simu comu i nimali,
parlandu cu crianza,
peju di li maiali;
si campa pe la panza!...
li figghj mei, li viditi?
si sparanu pe lupi,
pari  ca  s'annu e spartiri
la fascia di lu duca
a mia ancora mi tennu
nommi parlanu i genti,
ma sapiti? mi tennu
comu 'ddoluri i panza!...
'mmavissi 'rrumputu l'anchi
quandu partia di Jani!...

Anche il vagabondo il quale, pur senza dare fastidio a nessuno, dorme all’aperto e non lavora perché bisogni non ha, si lamenta di una società che lo perseguita “perchè vogliono guarirti . . ./sì proprio guarirti . . ./vorrei poi sapere/chi è il matto!Nei confronti del “diverso” la società australiana ha sempre avuto dei forti sospetti, delle paure, delle ambiguità, e per questo motivo l’emigrante non ha mai certezza della propria posizione in quanto “tutto dipende/da quel che è successo ieri;/tutto dipende/da quel che dicono i giornali;/se oggi sei wog,/australiano nuovo/o un alieno.”
Altro filone costante della sua produzione poetica è quello dei rapporti umani, anche nei loro aspetti esistenziali e metafisici.
In poesie come  “PHYLLIS,”  “A FORTUNATO LA ROSA”  e   “EROS”   Strano scrive delle persone con cui è venuto in contatto nell’arco di una lunga vita. A questo filone è completamente dedicato il volume ELVIRA  pubblicato dopo la morte della sorella che mette a confronto i ricordi, i sentimenti, le riflessioni, le gioie e i dolori, il luogo (Mt. Wilson) dove “turbati o lieti/passammo tanti/e tant’anni assieme” come “ . . . due naufraghi/della vita/aggrappati/allo stesso scoglio/per non disperare/ nella solitudine.”
 La perdita della sorella lo lascia “come un cane/che ha perso il padrone e i rimorsi “di averti lasciata/sola, quando avevi/tanto bisogno” come pure di averle recato molti anni prima estrema angoscia uccidendole il cucciolo che aveva fatto dei danni nell’orto  si alternano con i felici ricordi del lavoro svolto in comune, le passeggiate nella boscaglia, i momenti passati in intimità.


O P E R E

Acquerelli e mezzetinte, Sydney, Tip. Ital-Print,1959 [2a ed. 1996]
Poesie proibite, Sydney, Tip. Ital-Print,1959
Inquietudine, Sydney, Tip. Ital-Print,1964
Ricci di castagne, Sydney, Tip. Ital-Print,1968
Una forcatella di spine, Sydney, Tip. Ital-Print,1969
Mostratemi la via di gire al monte, Auckland, The University,1970
Ruinia, Melbourne, Dudley E. King,1972
Churinga, Sydney, The Author,1976
 . . . E risplende il sole, Mt Wilson [NSW], The Author,1981
Di qui ci son passato anch'io, Mt Wilson [NSW], The Author,1984
Carmi scelti, Milano, Edizioni Pergamena s.a.s., 1986
Fifty years ago, Fairfield [NSW], W. R. Bright & Sons.,1986  [2° ed. 1992)
I fiori ch'io non colsi, Mt Wilson [NSW], The Author, 1988 (2° ed. 1989)
Fiori d'altri tempi, Mt Wilson [NSW], The Author,1990
Le creature del bosco, Mt Wilson [NSW], The Author,1991
Svaghi letterari, Petersham (NSW), Southern Cross Press.,1991
Le vecchie rughe dell'anima, Milano, Edizioni Pergamena,1996
Rocciosa è la vita. Memorie, Milano, Edizioni Pergamena,1999
Rocailleux est le chemin. Mémoires, Milano, Edizioni Pergamena,1999
Elvira, Mt Wilson [NSW], The Author. [Printed by Southern Cross Press, Petersham,2002  
               


Nota:
1) Di questa poesia Strano racconta che quando gli agenti delle forze di sicurezza australiane gli perquisirono la casa uno la lesse e commentò “Very good Lou” (“Molto bella Luigi”), cosa che secondo Strano gli risparmiò di essere mandato ai campi di internamento, sorte toccata a ben 4.727 Italiani durante il periodo bellico.

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Tratto da " Cronotipi del paese natìo  e di quello di adozione nella poesia e nella narrativa calabro australiana" del Prof. Gaetano Rando,docente alla University of Wollongong (Australia)









NARRATIVA CALABROAUSTRALIANA

ALFREDO STRANO

 
Alfredo Strano, nato a Delianuova nel 1924, è emigrato in Australia nel 1948 stabilendosi a Perth (Australia occidentale) dove raggiunge una ben salda posizione socioeconomica e allo stesso tempo lavora a favore della collettività italiana dell’Australia occidentale, ricoprendo incarichi quali presidente dell’ANFE. Tra i motivi dell’emigrazione, oltre a quelli comuni di natura socioeconomica, e quello di raggiungere il padre emigrato in Australia nel 1927, ha il suo peso l’esperienza di prigionia in Germania durante la guerra, episodio di vita traumatico che gli fornisce lo spunto per il primo volume.  Alfredo Strano si rivela scrittore particolarmente dotato per il genere biografico  autobiografico e negli anni successivi pubblica altri volumi di questo genere  rivelando una spiccata capacità di captare e narrare esperienze di vita vissuta.
Difatti è proprio quest’episodio di vita traumatico che gli fornisce lo spunto per il primo volume, Prigioniero in Germania, pubblicato nel 1973. Alfredo si rivela scrittore particolarmente dotato per il genere biografico/autobiografico e negli anni successivi pubblica altri volumi di questo genere rivelando una spiccata capacità di captare e narrare esperienze di vita vissuta, sia la propria che quella altrui.
Tale capacità si traduce poi nella produzione di un romanzo  Cristo se n’è andato (Pellegrini ed.,Cosenza,2003). Questo romanzo propone invece un discorso sull’emigrazione come sconfitta esistenziale,esito dei problemi storici e socioeconomici della Calabria. Ambientato negli anni trenta-quaranta, è la storia di Ciccillo, giovane calabrese di Acquasanta (provincia di Reggio Calabria) figlio di un piccolo latifondista che lo fa studiare per diventare meccanico, ritenendo che le automobili rappresentassero il progresso e il benessere. Purtroppo in paese di automobili ce ne sono pochissime per cui Ciccillo si trova disoccupato e per togliersi da quella situazione decide di andare come meccanico in Etiopia lasciando la moglie incinta al paese.
In Etiopia si trova in rapporto con varie persone, donne etiopiche, la crocerossina del nord, il gerarca fascista, ecc., e viene anche coinvolto nelle vicende belliche che gli impediscono il ritorno al paese fino al 1947. Torna ad Acquasanta stanco e non più giovane, con la consapevolezza che «la guerra rovinò me e gli etiopici», avendo passato gli anni migliori della vita in un’avventura coloniale che aveva avuto come esito finale un pugno di mosche.

O P E R E

 Prigioniero in Germania, Cittadella di Padova, Rebellato,1973.
 Luck Without Joy. A Portrayal of a Migrant, translated by E. P. Burrows, Fremantle (WA), Fremantle Arts Centre Press,1986.
 Italiani senza patria, Cosenza, Pellegrini Editore,1991.
Lo sguardo e la memoria. Diario di un emigrato in Australia,Cosenza, Pellegrini Editore,2001
Cristo se n’è andato, Cosenza, Luigi Pellegrini Editore,2003
Il Fascismo e gli Emigrati,Delianuova,Nuove Edizioni Barbaro di Caterina Di Pietro,2004









MARIA COSENZA LICASTRO


Nata a Delianuova nel 1939 è emigrata a Brunswick Junction (Western Australia) nel 1958. La sua voce,tipica dell'emigrante che,tra l'altro,conserva vivido il ricordo del suo paese d'origine, si rintraccia nelle brevi Memorie (1989) contenute nel libro " GIVE ME STRENGTH ( Forza e coraggio) " che raccoglie gli atti di un convegno curato da Anna Maria Kahan Guidi e da Elizabeth Weiss.
In questo breve scritto Maria Cosenza Licastro sinteticamente racconta la sua storia di emigrante con la descrizione delle tante difficoltà affrontate nella vita a cominciare dall'abbandono,all'età di 13 anni,della scuola per dedicarsi all'apprendimento di un mestiere che fu quello di cucitrice e ricamatrice.
Dopo il suo arrivo in Australia si fidanzò,ma in linea con le pratiche tradizionali calabresi di allora,non le era permesso di uscire da sola con il suo fidanzato.
Nel 1959 contrasse matrimonio e andò a vivere a Burekup dove nacquero i suoi sei figli.
Nel 1982 Maria e suo marito aprirono un negozio a Brunswick Jiunction.
La storia di Maria è quella di una donna con una vita vissuta in solitudine e nella continua lotta,nonostante i periodi di malattia,per crescere i suoi bambini.
Un ulteriore peso esistenziale le derivò dalla delusione di non essere potuta ritornare in Italia per  il rifiuto opposto dal marito.
Tuttavia ha avuto la soddisfazione di vedere i suoi bambini crescere e fare brillanti carriere.
Maria Cosenza Licastro termina le sue brevi Memorie con le parole :  "Ho avuto tempi duri e tristi e non ho avuto la fortuna di rivedere la mia terra natìa.Tuttavia ringrazio il Signore per la forza che mi ha dato nel resistere ed affrontare tutte le difficoltà di questa vita".





Il libro "Give me strength  ( Forza e coraggio)" edito da A.M.K. Guidi  e da  E. Weiss nel 1989.Sono gli atti di un convegno dove "parlano le donne italo-australiane". Maria Cosenza Licastro è una delle protagoniste.

 


                                                            I grattacieli di Sydney

Si ritiene utile riportare quì di seguito  il resoconto  del  Prof. Rando,docente alla University of Wollongong (Australia),su un convegno che si tenne a Bova Marina (RC) nell'anno 2003 sui poeti e gli scrittori calabro australiani.




R A S S E G N A    C O N V E G N I
Bova Marina (RC), 3 febbraio 2003.

  “ DAI MONTI DELLA CALABRIA AI GRATTACIELI DELL’AUSTRALIA. SCRITTORI E POETI   
     CALABRO AUSTRALIANI”


Si è svolto a Bova Marina (RC) il 3 febbraio scorso un convegno «Dai monti della Calabria ai grattacieli dell’Australia. Scrittori e poeti calabro australiani”.
Tale manifestazione, che mette in rilievo un esito finora inedito dell’emigrazione
calabrese in Australia, è stata organizzata dall’Università per Stranieri Dante Alighieri e dall’Associazione di Studi Don G. Trimboli con la partecipazione della Comunità montana. Vi hanno preso parte Saverio Zavettieri,assessore della Regione Calabria, che ha passato in rassegna i lavori del Convegno, Pasquino Crupi, prorettore dell’Università per Stranieri Dante Alighieri, il quale ha presentato un paragone tra letteratura calabrese e letteratura calabroaustraliana, Gaetano Rando, responsabile della cattedra d’italiano dell’Università di Wollongong, che ha parlato di Luigi Strano e altri scrittori calabroaustraliani e Jody Fitzhardinge della Curtin University di Perth la quale ha parlato del romanzo inedito Cristo se n’è andato di Alfredo Strano che attualmente sta traducendo in inglese.
La massiccia emigrazione dalla Calabria ha interessato anche l’Australia dove sono giunti nell’arco degli ultimi centocinquant’anni circa 70.000 calabresi. Attualmente ce ne sono 38.000, a cui bisogna aggiungere i figli e i nipoti nati in Australia. Le ricerche di Pasquino Crupi rendono palese l’importanza del tema dell’emigrazione nella letteratura calabrese. Non sorprende quindi che anche alcuni calabresi emigrati in Australia si siano dedicati ad attività letterarie. Anche se i siciliani detengono il primato della narrativa per la quantità (tra cui Antonio Casella di Perth e Venero Armanno di Brisbane) e i campani per la qualità (Rosa Cappiello di Sydney),i calabresi possono vantare il maggior poeta italo australiano di prima generazione, Luigi Strano (di Mount Wilson).
Luigi Strano,nato a Castellace di Oppido Mamertina nel 1913,cresciuto a Delianuova e emigrato a Sydney nel 1929 per motivi socioeconomici ma anche esistenziali, ha pubblicato una ventina di volumi di poesia e un volume di memorie ricevendo nel 1985 la laurea di «Master of Arts» honoris causa dell’Università di Wollongong. Strano è un poeta senza rimpianti o nostalgie che ha saputo captare non solo gli elementi essenziali della poesia italiana tradizionale e di quella moderna, ma anche della poesia angloaustraliana. La sua opera ci presenta nel suo complesso una vasta gamma di temi: l’emigrazione anche come problema esistenziale, i rapporti con il paese d’origine e il paese d’adozione, l’ambiente australiano nei suoi aspetti materiali e sociali.
Ma la poesia di Strano non si esaurisce qui. Sono anche presenti temi che trattano l’amore, la vita, la filosofia. Per Luigi la vita è un cammino roccioso che porta un continuo susseguirsi di gioie e dolori ma che va vissuta in pieno e con impegno di alta umanità, qualunque cosa accada.
Tali topoi si ritrovano,seppure in misura diversa, in altri poeti calabroaustraliani quali Giovanni Calabrò (nato a Sant’Alessio d’Aspromonte nel 1922, emigrato a Sydney nel 1934) e Domenico Marasco (nato a Soveria Mannelli nel 1913, emigrato a Melbourne nel 1952), i quali mettono in rilievo gli aspetti nostalgici dell’esperienza migratoria e le «piccole cose» della vita quotidiana sia del paese vecchio che del nuovo, e poi Rocco Petrolo (nato a Gioiosa Marina nel 1918,emigrato a Wollongong nel 1950) che affronta temi del vivere quotidiano nel nuovo paese con un’antica saggezza contadina, anche se non manca un pizzico di nostalgia per il paese natio. Petrolo scrive soprattutto in inglese e spesso affronta una critica dialettica nei confronti degli atteggiamenti e dei costumi australiani.
Diversamente si esprime Pino Sollazzo (nato a San Martino nel 1953, emigrato a Melbourne nel 1977) per cui la visione del paese natio mette in rilievo gli aspetti sociali ed economici che hanno costretto tanti calabresi all’emigrazione. Il nuovo paese, invece, viene trattato con un misto di ottimismo e di pessimismo. Ci sono i momenti d’incanto presentati dalla natura e da certi rapporti umani, anche se altri rapporti sono caratterizzati dalla discriminazione, dal razzismo e dallo sfruttamento sul lavoro.
 Per quanto tra gli scrittori calabroaustraliani si contino relativamente poche opere di narrativa – La quercia grande di Vincenzo Papandrea (1996), Confessions of a Mafia Leader di Giovanni Misali (intorno al 1980), Pino Sollazzo, Il capolavoro del secolo: Romanzo di vita e di avventura (1988) e il romanzo tuttora inedito di Alfredo Strano  Cristo se n’è andato – è comunque di fondamentale importanza
il romanzo di Vincenzo Papandrea (nato a Careri nel 1953, emigrato ad Adelaide nel 1981) La quercia grande che, insieme al romanzo dell’emiliano Pietro Tedeschi, Senza camicia, ci presenta un tema, quello dell’emigrazione politica, in gran parte assente nella narrativa italoaustraliana.
 Ne La quercia grande il mondo dell’emigrazione viene proposto come esperienza di valori sommersi ancora da recuperare. Sono valori che rappresentano una fusione di elementi desunti dal paese natio come pure dal paese di adozione –
l’unità familiare, la solidarietà tra compaesani, la solidarietà di classe, affrontare
le avversità dell’esperienza emigratoria, adattarsi al nuovo paese pur non
dimenticando il vecchio – e che comprendono come elemento fondamentale
un discorso sull’impegno politico in entrambe le situazioni.
Alfredo Strano è nato a Delianuova nel 1924 ed è emigrato in Australia nel 1948 stabilendosi a Perth nell’Australia occidentale dove raggiunge una ben salda posizione socioeconomica.
Tra i motivi dell’emigrazione,oltre a quelli comuni di natura socioeconomica, e quello di raggiungere il padre emigrato in Australia nel 1927, ha il suo peso l’esperienza di prigionia in Germania durante la guerra.
Difatti è proprio quest’episodio di vita traumatico che gli fornisce lo spunto per il primo volume, Prigioniero in Germania, pubblicato nel 1973. Alfredo si rivela scrittore particolarmente dotato per il genere biografico/autobiografico e negli anni successivi pubblica altri volumi di questo genere.
Tale capacità si traduce poi nella produzione di un romanzo attualmente (2003) inedito, Cristo se n’è andato.

Gaetano Rando







A P P U N T O
Tra i poeti che pubblicarono sulla stampa italo-australiana in quel periodo ( tra le due guerre) troviamo Lino Gras(s)uti, nome d'arte usato da Luigi Strano. All'inizio le sue poesie erano scritte in uno stile tradizionale su temi collegati alla storia italiana o al suo passato culturale. Ma già nel 1934 la poesia di Strano era mutata significativamente da un punto di vista sia strutturale che stilistico con Giardini bui, e Strano emerse come poeta più moderno, stilisticamente e tematicamente legato a temi che erano socialmente più immediati, una metamorfosi che diede i suoi frutti più maturi nella sua produzione postbellica.
Anche in questo periodo, come tra le due guerre, la poesia ha continuato a essere il punto di forza della scrittura creativa degli immigrati italiani in Australia. Dal 1947, ventisette scrittori hanno pubblicato 58 volumi di poesia, mentre molti altri hanno pubblicato i loro lavori in antologie o giornali italiani. La maggior parte dei libri è stata pubblicata a spese degli autori, anche se negli ultimi anni alcuni autori sono riusciti a pubblicare con i contributi del Literature Board. A differenza della narrativa, la poesia degli scrittori italiani in Australia non è necessariamente legata ai temi migratori. In realtà molta di essa si occupa di temi «universali». In alcuni casi, tuttavia, si affrontano le realtà sociali attraverso gli occhi dello scrittore ed è forse questo l'aspetto più caratteristico. Tra i poeti più importanti troviamo Luigi Strano, Mariano Coreno, Lino Concas ed  Enoe Di Stefano. Un tratto peculiare della poesia di Strano è il modo incisivo e notevole in cui narra la storia «personale» dell'esperienza migratoria (la nostalgia per la madrepatria, la lenta e sofferta accettazione della nuova terra) universalizzandola per abbracciare quella di tutti coloro che hanno avuto la stessa esperienza.