CALABRIA

mercoledì 12 febbraio 2020

LETTERATURA CALABROAUSTRALIANA


POESIA CALABROAUSTRALIANA 

Che ci sia stata una massiccia emigrazione dalla Calabria nell’arco di tempo che va dal 1860 al 1970 è fatto arcinoto. Anche i Calabresi emigrati all’estero si sono dati alla scrittura e in Australia cominciano a manifestarsi negli anni '30 del Novecento con la pubblicazione di poesie e brevi prose nei giornali italoaustraliani.
Di  questo  gruppo  spiccano  sia  per  la  qualità  sia per  la  mole  della produzione,i cugini Luigi Strano (poesia) e Alfredo Strano (prosa).
Dalla fine degli anni ‘50 in poi sono esorditi una ventina di scrittori calabroaustraliani che complessivamente hanno pubblicato 37 volumi e altri testi in antologie di letteratura italoaustraliana tra il 1959 ed il 2003.
Gli scrittori sono:
Poesia: Alberto Avolio, Giovanni Calabrò, Aldo Cimino, Domenico Di Marte, Domenico
Marasco, Domenico Morizzi, Rocco Petrolo, Enza Sofio, Pino Sollazzo, Luigi Strano
Narrativa: Giovanni Misale, Vincenzo Papandrea, Pino Sollazzo, Alfredo Strano, Luigi Strano.
Memorie, biografie, autobiografie : Maria Cosenza-Licastro, Luigi Scarano, Giovanni Sgrò, Alfredo Strano, Luigi Strano.
Saggistica: Alberto Avolio, Gerardo Papalia.
Teatro: Joe Bono, Teresa Crea, Renato Mugolino.
Produzione televisiva: Christine Madafferi.
Produzione discografica: Salvatore Tripodi.


LUIGI STRANO

Nato a Castellace di Oppido Mamertina nel 1913, cresciuto a Delianuova e emigrato a Sydney nel 1929 per motivi socioeconomici ma anche esistenziali, ha alle spalle una lunga vita segnata da notevoli successi socioeconomici. Ma non ha voluto vivere di solo pane. Sul piano letterario Luigi Strano si può ritenere tra i maggiori poeti italoaustraliani di prima generazione. Ha pubblicato una ventina di volumi di poesie ed un volume di memorie ricevendo nel 1985 la laurea di Master of Arts honoris causa dell’Università di Wollongong in riconoscimento di una vita dedicata ad attività culturali.
Poco dopo l’arrivo in Australia inizia a pubblicare testi che ricalcano le forme canoniche della tradizione poetica italiana (sonetti, canzoni e ballate) sui giornali italoaustraliani.
Ben presto però cambia stile e si afferma poeta in chiave moderna pubblicando poesie in italiano, inglese, dialetto e latino.
Luigi Strano si rivela poeta senza rimpianti e senza nostalgie che ha saputo captare non solo i cronotopi e gli elementi stilistici della poesia italiana tradizionale e quella moderna ma anche della poesia inglese ed angloaustraliana. La sua opera propone una vasta gamma di argomenti svolti con schietta sincerità e in modo disadorno.
Vi si possono riscontrare temi che trattano l’emigrazione sia nei suoi aspetti reali sia nei suoi aspetti esistenziali, i rapporti con il paese d’origine e il paese d’adozione, la natura, l’ambiente australiano nei suoi aspetti materiali e sociali, i rapporti tra australiani ed italiani. Ma la poesia di Strano non si esaurisce qui e propone anche temi che trattano la vita in genere, i rapporti umani, l’esistenzialismo, la filosofia. Per Luigi la vita è un cammino roccioso che porta un continuo susseguirsi di gioie e dolori ma che va vissuta in pieno e con impegno di alta umanità qualunque cosa accada.
Il rapporto con il paese natio, trattato in poesie come “CASTELLACE” e “LA MIA TERRA,” presenta un confronto complesso e non senza contraddizioni che va dalla denuncia dell’odio e la violenza che si cova nell’aria malsana/di Castellace,” paese noto per le attività della ‘ndrangheta, dove i rancori “si levano col sangue,/ e il sangue/poi si vendica/col sangue,”  al concetto che il paese natio, sebbene visto con l’ottica di un estremo pessimismo, non si può dimenticare “anche quando non c’è alcuna/ragione di amarlo”. Vi è, difatti, un vivo richiamo nel presente degli aspetti sonori ("Ancora ho negli orecchi/la nenia delle cornamuse / il campano delle capre") e visivi ("i limpidi orizzonti/vedo chiudendo gli occhi/col fumo dell'Etna e dello Stromboli/la madonnina al bivio/con le offerte di fiori appassiti") anche se meno soave dei ricordi sorti in Australia è la realtà del ritorno espressa attraverso una serie di cronotopi temporali incrociati.
Il paese natio non è più il luogo lasciato tanti anni fa e il progresso ha annullato cose che al poeta erano rimaste care (“L'uomo, con le sue macchine,/ha di certo sbandito/le pecore e i pastori/dai nostri monti/e tra gli elci e le querce,/non incontri il porcaro,/come allora” facendo sì che anche il ricordo del passato evoca immagini di tristezza e di sofferenza ("Ritorno al paese desolato/dei miei giovani anni,/ricordando ancor le punture/dei ricci di castagne/per le scarpe rotte").
E’ proprio l’ambiente australiano a far cambiare stile e contenuti a Luigi Strano. Con la poesia “GIARDINI BUI.” scritta nel 1934, riflessione metafisica sulla città di Sydney nella presa della grande crisi economica, Strano introduce nuovi temi e nuove strutture nella poesia italoaustraliana che porterà poi a fruizione nella produzione poetica del dopoguerra. Tale tendenza è anche riscontrabile nella poesia SYDNEY,” scritta agli inizi degli anni quando l'entrata in guerra dell'Italia metteva a repentaglio l'esistenza degli italiani d'Australia:
“Sydney città dei miei sogni!/se mai penso di partirmi/di staccarmi da te, o Sydney,/mi si inumidiscono gli occhi./Se mai ritorno al paese/che mi ebbe fanciullo,/. . . Ricordo tutto e tutti, o fratelli,/ma il ricordo di te, o Sydney / sarà sempre il più vicino al mio cuore. /Sydney città dei miei amori.” (1)
L’attaccamento sia per la terra natia sia per la terra di adozione resta un elemento costante nella produzione poetica di Strano anche se muta in tempi diversi la polarizzazione.
In un’altra poesia, “IL FICO,” il confronto tra l'ambiente d'origine e il nuovo viene espresso con l'immagine del fico calabrese piantato in terra australiana (cronotopi spaziali incrociati), trapianto che rappresenta una perdita parziale, potenziale motivo di angoscia: “Pianto spesso nell'orto/il fico,/il dolce fico/della nostra terra,/ma simile/a molti di noi/poveri trapianti umani/vegeta bene/ma raramente dà frutto.”
Con il passar del tempo è il paesaggio della campagna più che l’ambiente cittadino ad ispirare la poesia di Strano. La natura australiana può articolarsi in manifestazioni molto aspre e crudeli. L'incendio boschivo rende "dura/qui l'esistenza/anche per gli alberi" e "il sole/gran palla di fuoco/ti brucia negli occhi." Ma può anche risultare in certi sensi grandiosa - invitanti i paesaggi,il cielo, la boscaglia, tutti aspetti che portano a un certo ottimismo esistenziale e permettono talvolta di ritrovare serenità contemplativa, un senso di pace e di stabilità,un luogo per il pensiero e la filosofia.Per mantenersi sano di mente il poeta deve “sentire/la ruvida boscaglia/sotto i piedi/vedere qualche wallaby/e l’uccello lira/e dissetarmi /al ruscello Zircon.”
Affondando "gli occhi sul verde . . . sempre più nell'ignoto" dell'ambiente maestoso delle Blue Mountains dalla natura ancora inviolata, Strano riflette che della sua vita nel quinto continente “Forse non tutto è stato invano.” Ormai la ricerca del rapporto con l'Australia viene articolata tramite la natura e non più "la città/della mia /gioventù tormentata" che "dalle sue mille e mille / fabbriche esala/fumi e vapori nell'aria."
In una poesia scritta in inglese Strano denuncia senza mezzi termini la società industriale risultante dall’occupazione bianca del quinto continente che ha reso gli aborigeni un gruppo ancor più emarginato degli stessi emigranti di origine non angloceltica ed è stata micidiale anche per la natura: la periferia di Sydney . . ./ una volta paradiso di fiori . . ./incantato dal suono del didgeridoo,/è ora cimitero per automezzi scartati/e depositi di rifiuti.”
Nella società australiana, che nonostante il pluriculturalismo permette poco spazio al “diverso,” si trovano emarginati anche gli emigranti che non desiderano o non possono adeguarsi alla vita in Australia come pure coloro che alle vecchie tradizioni ci tengono.
“U PAPPU'  A L’AUSTRALIA” descrive in modo molto realistico (non a caso il testo è in dialetto) ma anche con toni altamente poetici l’angoscia esistenziale dei genitori anziani fatti venire in Australia dai figli per motivi di ricongiungimento familiare (cronotopi passato-presente).

‘mmavissi  ‘rrumputu  l'anchi
quandu partia di Jani!
lu 'mmorzu d'ortu
e lu pertusu i casa l'avia,
chi mi mancava u pani?
'cca simu comu bestii,
non si canusci nenti,
non sai mancu chi 'ttinnu,
lu patri non è patri,
non c'è 'chiu religioni;
ti manca di rispettu
chiddu chi s'avi e fari . . .
simu comu i nimali,
parlandu cu crianza,
peju di li maiali;
si campa pe la panza!...
li figghj mei, li viditi?
si sparanu pe lupi,
pari  ca  s'annu e spartiri
la fascia di lu duca
a mia ancora mi tennu
nommi parlanu i genti,
ma sapiti? mi tennu
comu 'ddoluri i panza!...
'mmavissi 'rrumputu l'anchi
quandu partia di Jani!...

Anche il vagabondo il quale, pur senza dare fastidio a nessuno, dorme all’aperto e non lavora perché bisogni non ha, si lamenta di una società che lo perseguita “perchè vogliono guarirti . . ./sì proprio guarirti . . ./vorrei poi sapere/chi è il matto!Nei confronti del “diverso” la società australiana ha sempre avuto dei forti sospetti, delle paure, delle ambiguità, e per questo motivo l’emigrante non ha mai certezza della propria posizione in quanto “tutto dipende/da quel che è successo ieri;/tutto dipende/da quel che dicono i giornali;/se oggi sei wog,/australiano nuovo/o un alieno.”
Altro filone costante della sua produzione poetica è quello dei rapporti umani, anche nei loro aspetti esistenziali e metafisici.
In poesie come  “PHYLLIS,”  “A FORTUNATO LA ROSA”  e   “EROS”   Strano scrive delle persone con cui è venuto in contatto nell’arco di una lunga vita. A questo filone è completamente dedicato il volume ELVIRA  pubblicato dopo la morte della sorella che mette a confronto i ricordi, i sentimenti, le riflessioni, le gioie e i dolori, il luogo (Mt. Wilson) dove “turbati o lieti/passammo tanti/e tant’anni assieme” come “ . . . due naufraghi/della vita/aggrappati/allo stesso scoglio/per non disperare/ nella solitudine.”
 La perdita della sorella lo lascia “come un cane/che ha perso il padrone e i rimorsi “di averti lasciata/sola, quando avevi/tanto bisogno” come pure di averle recato molti anni prima estrema angoscia uccidendole il cucciolo che aveva fatto dei danni nell’orto  si alternano con i felici ricordi del lavoro svolto in comune, le passeggiate nella boscaglia, i momenti passati in intimità.


O P E R E

Acquerelli e mezzetinte, Sydney, Tip. Ital-Print,1959 [2a ed. 1996]
Poesie proibite, Sydney, Tip. Ital-Print,1959
Inquietudine, Sydney, Tip. Ital-Print,1964
Ricci di castagne, Sydney, Tip. Ital-Print,1968
Una forcatella di spine, Sydney, Tip. Ital-Print,1969
Mostratemi la via di gire al monte, Auckland, The University,1970
Ruinia, Melbourne, Dudley E. King,1972
Churinga, Sydney, The Author,1976
 . . . E risplende il sole, Mt Wilson [NSW], The Author,1981
Di qui ci son passato anch'io, Mt Wilson [NSW], The Author,1984
Carmi scelti, Milano, Edizioni Pergamena s.a.s., 1986
Fifty years ago, Fairfield [NSW], W. R. Bright & Sons.,1986  [2° ed. 1992)
I fiori ch'io non colsi, Mt Wilson [NSW], The Author, 1988 (2° ed. 1989)
Fiori d'altri tempi, Mt Wilson [NSW], The Author,1990
Le creature del bosco, Mt Wilson [NSW], The Author,1991
Svaghi letterari, Petersham (NSW), Southern Cross Press.,1991
Le vecchie rughe dell'anima, Milano, Edizioni Pergamena,1996
Rocciosa è la vita. Memorie, Milano, Edizioni Pergamena,1999
Rocailleux est le chemin. Mémoires, Milano, Edizioni Pergamena,1999
Elvira, Mt Wilson [NSW], The Author. [Printed by Southern Cross Press, Petersham,2002  
               

Nota:
1) Di questa poesia Strano racconta che quando gli agenti delle forze di sicurezza australiane gli perquisirono la casa uno la lesse e commentò “Very good Lou” (“Molto bella Luigi”), cosa che secondo Strano gli risparmiò di essere mandato ai campi di internamento, sorte toccata a ben 4.727 Italiani durante il periodo bellico.

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Tratto da " Cronotipi del paese natìo  e di quello di adozione nella poesia e nella narrativa calabro australiana" del Prof. Gaetano Rando,docente alla University of Wollongong (Australia)








NARRATIVA CALABROAUSTRALIANA

ALFREDO STRANO

 
Alfredo Strano, nato a Delianuova nel 1924, è emigrato in Australia nel 1948 stabilendosi a Perth (Australia occidentale) dove raggiunge una ben salda posizione socioeconomica e allo stesso tempo lavora a favore della collettività italiana dell’Australia occidentale, ricoprendo incarichi quali presidente dell’ANFE. Tra i motivi dell’emigrazione, oltre a quelli comuni di natura socioeconomica, e quello di raggiungere il padre emigrato in Australia nel 1927, ha il suo peso l’esperienza di prigionia in Germania durante la guerra, episodio di vita traumatico che gli fornisce lo spunto per il primo volume.  Alfredo Strano si rivela scrittore particolarmente dotato per il genere biografico  autobiografico e negli anni successivi pubblica altri volumi di questo genere  rivelando una spiccata capacità di captare e narrare esperienze di vita vissuta.
Difatti è proprio quest’episodio di vita traumatico che gli fornisce lo spunto per il primo volume, Prigioniero in Germania, pubblicato nel 1973. Alfredo si rivela scrittore particolarmente dotato per il genere biografico/autobiografico e negli anni successivi pubblica altri volumi di questo genere rivelando una spiccata capacità di captare e narrare esperienze di vita vissuta, sia la propria che quella altrui.
Tale capacità si traduce poi nella produzione di un romanzo  Cristo se n’è andato (Pellegrini ed.,Cosenza,2003). Questo romanzo propone invece un discorso sull’emigrazione come sconfitta esistenziale,esito dei problemi storici e socioeconomici della Calabria. Ambientato negli anni trenta-quaranta, è la storia di Ciccillo, giovane calabrese di Acquasanta (provincia di Reggio Calabria) figlio di un piccolo latifondista che lo fa studiare per diventare meccanico, ritenendo che le automobili rappresentassero il progresso e il benessere. Purtroppo in paese di automobili ce ne sono pochissime per cui Ciccillo si trova disoccupato e per togliersi da quella situazione decide di andare come meccanico in Etiopia lasciando la moglie incinta al paese.
In Etiopia si trova in rapporto con varie persone, donne etiopiche, la crocerossina del nord, il gerarca fascista, ecc., e viene anche coinvolto nelle vicende belliche che gli impediscono il ritorno al paese fino al 1947. Torna ad Acquasanta stanco e non più giovane, con la consapevolezza che «la guerra rovinò me e gli etiopici», avendo passato gli anni migliori della vita in un’avventura coloniale che aveva avuto come esito finale un pugno di mosche.


O P E R E

 Prigioniero in Germania, Cittadella di Padova, Rebellato,1973.
 Luck Without Joy. A Portrayal of a Migrant, translated by E. P. Burrows, Fremantle (WA), Fremantle Arts Centre Press,1986.
 Italiani senza patria, Cosenza, Pellegrini Editore,1991.
Lo sguardo e la memoria. Diario di un emigrato in AustraliaCosenza, Pellegrini Editore,2001
Cristo se n’è andato, Cosenza, Luigi Pellegrini Editore,2003
Il Fascismo e gli Emigrati, Nuove Edizioni Barbaro ,2004








MARIA COSENZA LICASTRO


Nata a Delianuova nel 1939 è emigrata a Brunswick Junction (Western Australia) nel 1958. La sua voce,tipica dell'emigrante che,tra l'altro,conserva vivido il ricordo del suo paese d'origine, si rintraccia nelle brevi Memorie (1989) contenute nel libro " GIVE ME STRENGTH ( Forza e coraggio) " che raccoglie gli atti di un convegno curato da Anna Maria Kahan Guidi e da Elizabeth Weiss.
In questo breve scritto Maria Cosenza Licastro sinteticamente racconta la sua storia di emigrante con la descrizione delle tante difficoltà affrontate nella vita a cominciare dall'abbandono, all'età di 13 anni, della scuola per dedicarsi all'apprendimento di un mestiere che fu quello di cucitrice e ricamatrice.
Dopo il suo arrivo in Australia si fidanzò, ma in linea con le pratiche tradizionali calabresi di allora, non le era permesso di uscire da sola con il suo fidanzato.
Nel 1959 contrasse matrimonio e andò a vivere a Burekup dove nacquero i suoi sei figli.
Nel 1982 Maria e suo marito aprirono un negozio a Brunswick Jiunction.
La storia di Maria è quella di una donna con una vita vissuta in solitudine e nella continua lotta, nonostante i periodi di malattia, per crescere i suoi bambini.
Un ulteriore peso esistenziale le derivò dalla delusione di non essere potuta ritornare in Italia per  il rifiuto opposto dal marito.
Tuttavia ha avuto la soddisfazione di vedere i suoi bambini crescere e fare brillanti carriere.
Maria Cosenza Licastro termina le sue brevi Memorie con le parole :  "Ho avuto tempi duri e tristi e non ho avuto la fortuna di rivedere la mia terra natìa. Tuttavia ringrazio il Signore per la forza che mi ha dato nel resistere ed affrontare tutte le difficoltà di questa vita".




Il libro "Give me strength  ( Forza e coraggio)" edito da A.M.K. Guidi  e da  E. Weiss nel 1989.Sono gli atti di un convegno dove "parlano le donne italo-australiane". Maria Cosenza Licastro è una delle protagoniste.

  


I grattacieli di Sidney
                                                            

Si ritiene utile riportare quì di seguito  il resoconto  del Prof. Rando,docente alla University of Wollongong (Australia),su un convegno che si tenne a Bova Marina (RC) nell'anno 2003 sui poeti e gli scrittori calabro australiani.



R A S S E G N A    C O N V E G N I
Bova Marina (RC), 3 febbraio 2003.

  “ DAI MONTI DELLA CALABRIA AI GRATTACIELI DELL’AUSTRALIA. SCRITTORI E POETI   
     CALABRO AUSTRALIANI”


Si è svolto a Bova Marina (RC) il 3 febbraio scorso un convegno «Dai monti della Calabria ai grattacieli dell’Australia. Scrittori e poeti calabro australiani”.
Tale manifestazione, che mette in rilievo un esito finora inedito dell’emigrazione calabrese in Australia, è stata organizzata dall’Università per Stranieri Dante Alighieri e dall’Associazione di Studi Don G. Trimboli con la partecipazione della Comunità montana. Vi hanno preso parte Saverio Zavettieri, assessore della Regione Calabria, che ha passato in rassegna i lavori del Convegno, Pasquino Crupi, prorettore dell’Università per Stranieri Dante Alighieri, il quale ha presentato un paragone tra letteratura calabrese e letteratura calabroaustraliana, Gaetano Rando, responsabile della cattedra d’italiano dell’Università di Wollongong, che ha parlato di Luigi Strano e altri scrittori calabroaustraliani e Jody Fitzhardinge della Curtin University di Perth la quale ha parlato del romanzo inedito Cristo se n’è andato di Alfredo Strano che attualmente sta traducendo in inglese.
La massiccia emigrazione dalla Calabria ha interessato anche l’Australia dove sono giunti nell’arco degli ultimi centocinquant’anni circa 70.000 calabresi. Attualmente ce ne sono 38.000, a cui bisogna aggiungere i figli e i nipoti nati in Australia. Le ricerche di Pasquino Crupi rendono palese l’importanza del tema dell’emigrazione nella letteratura calabrese. Non sorprende quindi che anche alcuni calabresi emigrati in Australia si siano dedicati ad attività letterarie. Anche se i siciliani detengono il primato della narrativa per la quantità (tra cui Antonio Casella di Perth e Venero Armanno di Brisbane) e i campani per la qualità (Rosa Cappiello di Sydney), i calabresi possono vantare il maggior poeta italo australiano di prima generazione, Luigi Strano (di Mount Wilson).
Luigi Strano,nato a Castellace di Oppido Mamertina nel 1913,cresciuto a Delianuova e emigrato a Sydney nel 1929 per motivi socioeconomici ma anche esistenziali, ha pubblicato una ventina di volumi di poesia e un volume di memorie ricevendo nel 1985 la laurea di «Master of Arts» honoris causa dell’Università di Wollongong. Strano è un poeta senza rimpianti o nostalgie che ha saputo captare non solo gli elementi essenziali della poesia italiana tradizionale e di quella moderna, ma anche della poesia angloaustraliana. La sua opera ci presenta nel suo complesso una vasta gamma di temi: l’emigrazione anche come problema esistenziale, i rapporti con il paese d’origine e il paese d’adozione, l’ambiente australiano nei suoi aspetti materiali e sociali.
Ma la poesia di Strano non si esaurisce qui. Sono anche presenti temi che trattano l’amore, la vita, la filosofia. Per Luigi la vita è un cammino roccioso che porta un continuo susseguirsi di gioie e dolori ma che va vissuta in pieno e con impegno di alta umanità, qualunque cosa accada.
Tali topoi si ritrovano, seppure in misura diversa, in altri poeti calabroaustraliani quali Giovanni Calabrò (nato a Sant’Alessio d’Aspromonte nel 1922, emigrato a Sydney nel 1934) e Domenico Marasco (nato a Soveria Mannelli nel 1913, emigrato a Melbourne nel 1952), i quali mettono in rilievo gli aspetti nostalgici dell’esperienza migratoria e le «piccole cose» della vita quotidiana sia del paese vecchio che del nuovo, e poi Rocco Petrolo (nato a Gioiosa Marina nel 1918,emigrato a Wollongong nel 1950) che affronta temi del vivere quotidiano nel nuovo paese con un’antica saggezza contadina, anche se non manca un pizzico di nostalgia per il paese natio. Petrolo scrive soprattutto in inglese e spesso affronta una critica dialettica nei confronti degli atteggiamenti e dei costumi australiani.
Diversamente si esprime Pino Sollazzo (nato a San Martino nel 1953, emigrato a Melbourne nel 1977) per cui la visione del paese natio mette in rilievo gli aspetti sociali ed economici che hanno costretto tanti calabresi all’emigrazione. Il nuovo paese, invece, viene trattato con un misto di ottimismo e di pessimismo. Ci sono i momenti d’incanto presentati dalla natura e da certi rapporti umani, anche se altri rapporti sono caratterizzati dalla discriminazione, dal razzismo e dallo sfruttamento sul lavoro.
Per quanto tra gli scrittori calabroaustraliani si contino relativamente poche opere di narrativa – La quercia grande di Vincenzo Papandrea (1996), Confessions of a Mafia Leader di Giovanni Misali (intorno al 1980), Pino Sollazzo, Il capolavoro del secolo: Romanzo di vita e di avventura (1988) e il romanzo tuttora inedito di Alfredo Strano  Cristo se n’è andato – è comunque di fondamentale importanza il romanzo di Vincenzo Papandrea (nato a Careri nel 1953, emigrato ad Adelaide nel 1981) La quercia grande che, insieme al romanzo dell’emiliano Pietro Tedeschi, Senza camicia, ci presenta un tema, quello dell’emigrazione politica, in gran parte assente nella narrativa italoaustraliana.
Ne La quercia grande il mondo dell’emigrazione viene proposto come esperienza di valori sommersi ancora da recuperare. Sono valori che rappresentano una fusione di elementi desunti dal paese natio come pure dal paese di adozione – l’unità familiare, la solidarietà tra compaesani, la solidarietà di classe, affrontare le avversità dell’esperienza emigratoria, adattarsi al nuovo paese pur non dimenticando il vecchio – e che comprendono come elemento fondamentale un discorso sull’impegno politico in entrambe le situazioni.
Alfredo Strano è nato a Delianuova nel 1924 ed è emigrato in Australia nel 1948 stabilendosi a Perth nell’Australia occidentale dove raggiunge una ben salda posizione socioeconomica.
Tra i motivi dell’emigrazione, oltre a quelli comuni di natura socioeconomica, e quello di raggiungere il padre emigrato in Australia nel 1927, ha il suo peso l’esperienza di prigionia in Germania durante la guerra.
Difatti è proprio quest’episodio di vita traumatico che gli fornisce lo spunto per il primo volume, Prigioniero in Germania, pubblicato nel 1973. Alfredo si rivela scrittore particolarmente dotato per il genere biografico/autobiografico e negli anni successivi pubblica altri volumi di questo genere.
Tale capacità si traduce poi nella produzione di un romanzo attualmente (2003) inedito, Cristo se n’è andato.

Gaetano Rando






A P P U N T O
Tra i poeti che pubblicarono sulla stampa italo-australiana in quel periodo ( tra le due guerre) troviamo Lino Gras(s)uti, nome d'arte usato da Luigi Strano. All'inizio le sue poesie erano scritte in uno stile tradizionale su temi collegati alla storia italiana o al suo passato culturale. Ma già nel 1934 la poesia di Strano era mutata significativamente da un punto di vista sia strutturale che stilistico con Giardini bui, e Strano emerse come poeta più moderno, stilisticamente e tematicamente legato a temi che erano socialmente più immediati, una metamorfosi che diede i suoi frutti più maturi nella sua produzione postbellica.
Anche in questo periodo, come tra le due guerre, la poesia ha continuato a essere il punto di forza della scrittura creativa degli immigrati italiani in Australia. Dal 1947, ventisette scrittori hanno pubblicato 58 volumi di poesia, mentre molti altri hanno pubblicato i loro lavori in antologie o giornali italiani. La maggior parte dei libri è stata pubblicata a spese degli autori, anche se negli ultimi anni alcuni autori sono riusciti a pubblicare con i contributi del Literature Board. A differenza della narrativa, la poesia degli scrittori italiani in Australia non è necessariamente legata ai temi migratori. In realtà molta di essa si occupa di temi «universali». In alcuni casi, tuttavia, si affrontano le realtà sociali attraverso gli occhi dello scrittore ed è forse questo l'aspetto più caratteristico. Tra i poeti più importanti troviamo Luigi Strano, Mariano Coreno, Lino Concas ed  Enoe Di Stefano. Un tratto peculiare della poesia di Strano è il modo incisivo e notevole in cui narra la storia «personale» dell'esperienza migratoria (la nostalgia per la madrepatria, la lenta e sofferta accettazione della nuova terra) universalizzandola per abbracciare quella di tutti coloro che hanno avuto la stessa esperienza.

venerdì 31 gennaio 2020

DELIANUOVA . PINO TORNATORA.


Pino Tornatora (vecchia foto) . 


"...Delianuova è situato su un pianoro dell'Aspromonte affacciato sulla piana di Gioia Tauro. Ci sono portali di pietra locale colorati di verde, la statua lignea di San Giuseppe, la statua della Madonna con il Bambino, il diroccato palazzo Soffrè e piazzette e viuzze a Paracorio e Pedavoli. Il paese è dominato da un gigantesco pino a ombrello ...forse il più grande d'Italia. E' come un santo protettore che la natura ha fatto crescere sull'Aspromonte per dare avviso ai naviganti dello Jonio e del Tirreno che sulla montagna le donne attendono gli uomini, pescatori, marinai e emigranti… " 

martedì 28 gennaio 2020

DELIANUOVA E I SUOI PINI (pignare)


Vecchia foto  

Panorama  Delianuova dall'ex Casa del Fascio. Fanno da cornice i due alberi monumentali (pino di via Roma e pino  Tornatora) appartenenti alla famiglia dei "Pinus Pinea L." ,più comunemente conosciuti come pini domestici e volgarmente denominati  "pignare". 
Quello sito a Paracorio  (località "Scuto")  raggiungeva un'altezza di 35 metri ed aveva una circonferenza di mt. 6,4. 
Altri due pini monumentali si trovavano in località Madonna della Salute (altezza mt. 25 e circonferenza mt. 5,2) e nel rione S. Francesco di Pedavoli (altezza mt. 25 e circonferenza mt. 4,4).

venerdì 17 gennaio 2020

DELIANUOVA - FONTANA "BUZZURRA" (Pedavoli)

Vecchia foto - La bellissima fontana della " Buzzurra", quartiere di Pedavoli, posizionata  nei pressi della Chiesa di San Nicola Magno.

giovedì 16 gennaio 2020

CHIESA MADONNA ASSUNTA (Paracorio)



 Vecchia foto della chiesa dedicata alla Madonna Assunta nel cui onore il 15 agosto di ogni anno si celebrano festeggiamenti civili e religiosi. Antistante la piazza Regina Elena, più volte ristrutturata , nella sua penultima versione urbanistica.

mercoledì 15 gennaio 2020

ACCESSO VILLA COMUNALE

Vecchia foto. Accesso Villa comunale. Ai lati  l'ex Casa del fascio e l'Asilo . In posizione dominante si notano  i due maestosi pini  : uno posizionato nella parte alta di Paracorio e l'altro sulla via Roma.

martedì 14 gennaio 2020

INGRESSO DELIANUOVA

Vecchia foto -  Casa Rossi 

martedì 31 dicembre 2019

BUON ANNO 2020


                                                                                       







 




" La  Giralda "



martedì 10 dicembre 2019

SEMINARISTI DELIESI


Seminario " PIO X " -  Catanzaro  - Anno 1934 

Tra i seminaristi  si riconoscono Don Vincenzo Tripodi, parroco per molti anni in Delianuova, e Don Giovanni Battista, parroco in Oppido e paesi viciniori. 

mercoledì 4 dicembre 2019

UNIVERSITARI DELIESI



Foto datata di universitari deliesi del GUF in posa all'inizio delle scalinate d'accesso  alla Villa Comunale. Nella nicchia che si vede alle spalle degli universitari oggi si trova la statua della Madonna.

giovedì 28 novembre 2019

RADIO SPACE 2001



👉 Nella primavera del 1977 inizia le trasmissioni a Delianuova " Radio   Space 2001" ,tra le prime radio libere d'Italia.







👉 Radio Space 2001
       Corso Umberto I°
          Delianuova                                               

domenica 24 novembre 2019

SAVERIO SCUTELLA'

                











Scrittore,pittore e poeta. Nato a Delianuova nel 1910 e morto a Roma nel 1992.


martedì 5 novembre 2019

DIZIONARIETTO DIALETTALE DELIESE


OMAGGIO A COSTANTINO SCUTELLA'



Docente presso la Scuola Media " C. Alvaro " di Delianuova nell'anno scolastico 1991/92, nell'ambito delle attività di Laboratorio Linguistico, fa effettuare ai suoi studenti una ricerca  interessante sulla lingua dialettale, limitatamente ai singoli vocaboli, che vide nascere un  DIZIONARIETTO DIALETTALE DELIESE. 

















giovedì 28 marzo 2019

DELIANUOVA - Zona "Oratorio" di Paracorio




Foto datata Paracorio (Oratorio)

martedì 26 marzo 2019

I BORGHI ANTICHI DEL REGGINO


venerdì 8 febbraio 2019

D E L I A N U O V A : FESTA DELL'ALBERO


Anni '70 - Scolaresche di Delianuova partecipano alla Festa dell'albero.



mercoledì 30 gennaio 2019


martedì 31 dicembre 2013

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giovedì 21 marzo 2013

DELIANUOVA : FOTO STORICA


mercoledì 27 febbraio 2013

DELIANUOVA : PORTALE IN PIETRA VERDE

Palazzo Licastro 

DELIANUOVA -

Angolo Piazza Marconi

domenica 17 febbraio 2013

DELIANUOVA - PANORAMA


giovedì 31 gennaio 2013

DELIANUOVA : IL PINO IN UNA VECCHIA FOTO



martedì 22 gennaio 2013

DELIANUOVA : FOTO STORICA DI PIAZZA MARCONI ED UFFICIO POSTALE


Vecchia foto di Piazza Marconi nel punto in cui fu poi costruito l'Ufficio postale





L'Ufficio postale di Piazza Marconi


Il 1° giugno del 1874 iniziò la sua attività ,nel Comune di Pedavoli, l'Ufficio postale che ebbe sede in Piazza Buzzurra, poi Pazza Vittorio Emanuele. Il Direttore era il Signor Domenico Spadaro. Il 1° gennaio 1983 fu attivato anche il servizio pacchi postali. Negli anni a venire fu istituita una corriera che effettuava giornalmente il percorso Delianuova-Gioia Tauro con fermate previste a Scido ed a Boscaino. Veniva così garantito il trasporto di eventuali passeggeri fino a Gioia Tauro dove si provvedeva, altresì, al prelievo della corrispondenza in arrivo. Sul finire del secolo fu attivato anche il servizio telegrafico. Nel 1886 si registrò il cambio di sede dell'Ufficio postale che fu trasferito, al fine di agevolare anche gli abitanti di Paracorio, in un sito più centrale e precisamente in Casa Rechichi. A seguito del terremoto del 16 novembre 1894  l'Ufficio postale fu ospitato nel Municipio-baracca appositamente costruito. Nel 1906 l'Ufficio cambiò ancora sede con sistemazione in casa Leuzzi sulla Via Umberto I° e successivamente di nuovo nel Municipio-baracca e poi in Casa Greco che fu l'ultima sede prima della costruzione del nuovo Ufficio postale.

lunedì 7 gennaio 2013

LA PIETRA VERDE DI DELIANUOVA

Mostra "pietra verde" di Delianuova 



* Riportiamo un articolo sulla pietra verde di Delianuova,apparso sulla stampa,a firma di  Roberto Nunnari,alcuni anni addietro.

L'arte degli scalpellini

di Roberto Nunnari

La “pietra verde" di Delianuova in vetrina oggi su RAI3 alle 12,25 su "II Settimanale"del Tgr Calabria, in un reportage di Annarosa Macrì, che ripercorre, insieme con il presidente dell'associazione culturale "Aspromonte"  Raffaele Leuzzi, allo scultore Mimmo Papalia e a Domenico Marsico, ultimo discendente di una famiglia di scalpellini,la storia di questa speciale roccia estratta da un'antica cava in contrada "Cotripa".Utilizzata, a partire dalla seconda metà del XVIII secolo per la realizzazione di portali,balconi e fontane, la pietra verde di Delianuova, è conosciuta sin dall'epoca degli insediamenti di monasteri basiliani nella Calabria meridionale e si deve agli scalpellini di scuola siciliana che nei secoli scorsi si trasferirono nel villaggio aspromontano, l'impiego come elemento decorativo e architettonico negli edifici di maggior pregio e nelle chiese.Decine di portali, fioriere, maschere apotropai-che e realizzazioni negli edifici sacri, come le scalinate della chiesa di San Nicola o di piazza Leuzzi,sono ancora oggi la testimonianza di un patrimonio storico-artistico di notevole valore che rappresenta il vero"tesoro" di Delianuova.In coincidenza con la trasmissione della Rai, il sindaco Domenico Licastro, annuncia che nel prossimo consiglio comunale proporrà di dare a Delianuova il titolo di "Città della pietra verde", proprio a sottolineare la unicità in natura e la particolarità della pietra che ha caratteristiche simili a quelle del marmo e che per molto tempo è stata dimenticata.Documenti storici confermano invece che gli scalpellini del passato ricevevano molto commesse e che se ne faceva anche un gran commercio. Il capostipite degli scalpellini e che ha lasciato una grande impronta nell'arte della lavorazione della pietra verde proveniva da Messina e si stabilì a Delianuova nel 1790. Si chiamava Vincenzo Marsico,e i suoi discendenti vivono ancora nella città aspromontana, continuando quel lavoro prezioso e ormai quasi scomparso degli scalpellini.Sul tesoro di Delianuova, da poco è stato pubblicato un libro, "Pietra Verde", di Pepé Carbone e Daniela Gemelli, editore Nuove edizioni Barbaro di Caterina Di Pietro, che in cento coloratissime pagine sono riusciti a condensare quanto di più bello, in pietra verde,il visitatore può scoprire nel villaggio aspromontano, accompagnato da notizie storiche sugli artisti del luogo e sulle loro opere.A Delianuova si tenta il rilancio della pietra verde, intanto, con la riutilizzazione della cava, chiusa ormai dal 1933 dal ministero dei Beni ambientali, concedendo comunque l'estrazione in tunnel, cosa che finora non è mai stata tentata.Per la valorizzazione delle opere esistenti l'associazione culturale "Aspromonte", che nei mesi scorsi ha organizzato una mostra di manufatti antichi e più recenti di pietra verde, propone una Scuola d'artigianato che riprenda il lavoro di quegli scalpellini e artisti, che a partire dal 1600 con i lavori nel convento basiliano di contrada Santa Marina, e forse anche prima, hanno creato vere e proprie opere d'arte nei palazzi privati,negli edifici pubblici e nelle chiese di tutto il territorio.

"PIETRA VERDE - Delianuova tra portali,balconi e fontane"
di Pepè CARBONE e  Daniela GEMELLI