CALABRIA

mercoledì 17 novembre 2021

DELIANUOVA E BOVA


Aspromonte e l'antica Città di Delia

 

Dagli studi di alcuni storici locali nell’odierna vallata del San Pasquale (fraz. Di Bova Marina) si trovava la mitica città di Delia, distrutta forse dai Saraceni nel IX secolo.

Questa suggestiva ipotesi potrebbe essere confermata da ulteriori indagini archeologiche, infatti, dagli scavi già eseguiti sono venuti alla luce reperti e resti di ville romane di notevole valore storico.

Non si hanno molte notizie di questa antica città quello che si tramanda da generazioni è la cattiva sorte toccata a Delia ma sopratutto ai suoi abitanti. Infatti in seguito ad un incursione e alla successiva distruzione della città gli abitanti scapparono verso le montagne dove alcuni si fermarono nella Città di Bova “Chora tu Vua” (alcuni studiosi pensano sia stata fondata proprio da questi), altri ancora a Roghudi e Chorio di Roghudi (piccoli centro montani oggi del tutto abbandonati), mentre gli altri ancora superando le montagne si stanziarono sul versante tirrenico formando il villaggio dal nome PARACHORIO (cioè Paese vicino) vicino al già esistente PEDAVOLI.

“...una porzione (di quegli abitanti) volendo quasi nascondersi al commercio degli uomini passò tutte le Montagne, ed in luogo, ove ancora pochissima gente vi era andata, formò un’abitazione, nomandola col termine greco Perachorio, cioè Paese di là dalle Montagne; ivi abitando posero gli stessi nomi alle loro contrade, che attualmente sono nella Marina di Bova, e tali fin’oggi si mantengono, anzi in una fontana (fontana di S. Elia) si vede un’iscrizione, ove diceva: NOS GENS DELIA, il che ci fa comprendere essere stati quei popoli abitatori di quella contrada, situata nella Marina di Bova, che tocca il lido di Spartivento, e chiamata fin’oggi Delia, per essere stata fondata da una colonia di Greci venuti dall’isola di Delo... Questo paese, Peracorio, 30 miglia lontano da Bova nella Diocesi di Oppido, è soggetto nel temporale al Conte di Sinopoli.

I suoi abitanti, per essere stati bovesi, in ogni bisogno di Bova prontamente correvano armati ad aiutarli, cosicchè da allora restò in uso di venire nella festa principale di San Leo in Bova una gran compagnia di essi, armati con tamburi e bandiere e con terribili scariche di schioppi a onorare la festa. I cittadini di Bova vicendevolmente, nella festa principale di Peracorio, colla guida di alcuni principali della Città armati di picca militare, sogliono sin’oggi andare armati colle proprie bandiere, e tamburi, e festeggiar quel giorno, colla differenza però, che quei di Peracorio, per antica convenzione devono venire due anni in Bova e poi li Bovesi uno solamente.”  (Alagna D. - 1775)



E vi è di più. Sul campanile della chiesa patronale di Paracorio, abbattuto anche quello dal terremoto del 1783, esisteva una iscrizione lapidaria, il cui contenuto per fortuna non andò disperso e che vale a ribadire ancora una volta la esistenza di Delia e la emigrazione dei Deliesi a Bova e a Parachorio.

Eccola:

D. O. M.

"ILLUSTRIS AC RMUS D.D. LEO - LUCAS VITA PATRITIUS MONTIS - LEONIS DEI ET APLICAE SEDIS GRATIA EPUS OPPIDEN - SEVIENTIBUS BARBARIS IN CALABRIAM AC VASTATA PRAENOBILI URBE DELIA INCOLAE HUIUS PLURIMI BOVEN CIVITATEM COSTRUXERUNT. ALII HUC USQ: PERVENERUT AC AEDEM HANC SACRAM SUB TITULO ASSUMPTIONIS B. MARIAE VIRG. EREXERUT. QUAM LABENTE AEVO APLIATAM POSITIS RELIQUIIS S.S. MARTIRUM HONESTI ET AUSTERI IN ARA MAJORI. ANNO D. MDCCXXXV VI. KAL MAJI MULTARUM ET FINITIMIS PARTIBUS GENTIUM ATQ. HUIUS PARACHORIENSIS CLAERI POPULIQ. CONCURSU AC MAGNO LUMINUM APPARATU CONSECRAVIT CUIUS ANNIVERSARIUM DOMINICA POST PASCHA QUOTANNIS CELEBRANDUM STATUIT".

D. O. M.

“Illustrissimo e Reverendissimo Leone Luca, patrizio nato a Monteleone e per grazia di Dio e della Sede Apostolica Vescovo di Oppido. Quando i barbari infierivano nella Calabria, dopo aver distrutta la nobilissima città di Delia moltissimi suoi abitanti costruirono la città di Bova. Altri raggiunsero questi luoghi, edificarono un tempio dedicato a Maria Vergine Assunta. Con il trascorrere del tempo il tempio fu ingrandito e il 26.4.1735 vennero poste, sotto l'altare maggiore, le reliquie dei santi martiri Onesto ed Austero. Numerosa fu l'affluenza della gente venuta dai paesi vicini con il popolo e il clero di Parachorio. Grande l'apparato di luci. Fu stabilito che ogni anno l'anniversario fosse celebrato nella seconda domenica di Pasqua.”




 


 

Quindi si ipotizza l’origine ionica di Parachorio e tirrenica di Pedavoli.

 I due centri il 27 gennaio 1878 per volontà di Re Umberto I°,  si unificarono ufficialmente dando origine a  Delianuova.

Fin allo metà secolo XIX infatti in occasione della festa solenne di San Leo a Bova gli abitanti e i rappresentanti di Parachorio raggiungevano Bova  e lo stesso avveniva per la festa di S. Domenica a Parachorio, inoltre in occasione della posa della statua della Madonna del Mare sul Promontorio di San Giovanni D’Avalos il comune di Bova Marina ha  donato una copia in gesso al comune di Delianuova.I Comuni di Bova (in seguito anche Bova Marina) e Delianuova volendo rafforzare il legame tra le due comunità realizzarono un gemellaggio.

E’ emozionante pensare alla grandezza e all'importanza di

questa antica città di cui ancora oggi si hanno dubbi

sull’esistenza.



Pasquale Callea




 tratto da PORPATIMA TREKKING.

giovedì 11 novembre 2021

MATRIMONIO DELIESE.



                                          
                                             Via Vittorio Veneto  ( Rione  Purità)

martedì 2 novembre 2021

DELIANUOVA. COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI.


 "...E intanto passa e in folla va la gente a lagrimar sulle tombe fiorite..."

(Da "In novembre " di Felice Soffrè)




Cimitero di Delianuova

martedì 26 ottobre 2021

NDRANGHETA E CHIESA IN CALABRIA.


‘Ndrangheta e Chiesa: un oscuro legame per controllare i territori

La recente condanna di don Pino Strangio nel processo Gotha è solo l'ultimo di una lunga serie di episodi che documentano i rapporti tra 'ndrine, massoneria e istituzioni ecclesiastiche in Calabria. Un patto di sangue e potere che la scomunica di Papa Francesco non sembra aver intaccato.



INCHIESTE .


di  Claudio Cordova .




La processione della Madonna a Polsi.


«In qualità di sacerdote e massimo referente religioso del santuario della Madonna della Montagna in Polsi, grazie all’autorevolezza derivante dai suddetti ruoli, mediava nelle relazioni tra esponenti delle forze dell’ordine, della sicurezza pubblica ed esponenti di rango della ‘ndrangheta. In funzione di garante delle promesse e di agevolatore dello scambio tra le informazioni gradite ai primi e varie forme di agevolazione gradite ai secondi, in maniera che l’azione di contrasto dello Stato si nutrisse di apparenti successi, dietro ai quali nulla mutasse nelle reali dinamiche di potere interne alla ‘ndrangheta ed in quelle correnti tra quest’ultima e le altre strutture di potere, riconosciute e non riconosciute».

Un ruolo di raccordo. Di collante tra mondi diversi quello che avrebbe rivestito don Pino Strangio. È questa una parte del capo d’imputazione per il quale il sacerdote, pochi giorni fa, è stato condannato a 9 anni e 4 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito del maxiprocesso “Gotha”, celebrato contro ‘ndrangheta, massoneria e politica.

‘Ndrangheta e religione

La condanna di don Pino Strangio, per anni rettore del Santuario di Polsi, è l’ennesima tappa di un pericoloso percorso che ha visto, negli anni, le strade di ‘ndrangheta e religione incrociarsi pericolosamente. «La condanna penale in primo grado di un sacerdote della diocesi suscita dentro di me sentimenti diversi. Pur non conoscendo ancora le motivazioni della sentenza, da una parte sono profondamente addolorato per la gravità delle accuse che hanno portato alla determinazione del Collegio penale e dall’altra ho molta fiducia nell’operato della Magistratura. Mi propongo d’incontrare il sacerdote appena possibile, per un’approfondita valutazione della sua vicenda giudiziale nel contesto pastorale ed ecclesiale». Così, il vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva, ha commentato la condanna di don Pino Strangio.

Da sempre, la ‘Ndrangheta ruba simboli, ruba credenze, ruba riti. Tutto è funzionale a creare una identità culturale. Qualcosa che possa creare proselitismo e senso di appartenenza. Soprattutto presso i più giovani. Ma tutto è funzionale anche a mantenere quel controllo del territorio, senza il quale le cosche non riuscirebbero a condizionare la vita politica, economica e sociale dei luoghi e delle comunità.

Solo per fare un esempio, l’importanza delle feste religiose nei paesi calabresi. Lì, molto spesso, un ruolo fondamentale nell’organizzazione degli eventi, così come nelle processioni, è rivestito dalla ‘ndrangheta. Da Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria, alla “Affruntata” di Sant’Onofrio, nel Vibonese. Noti, molto noti, gli esempi degli “inchini” delle immagini della Madonna davanti alle case dei boss ai domiciliari. E altrettanto documentati i sequestri di materiale sacro, dai vangeli alle bibbie, passando per le immaginette sacre, che spesso vengono rinvenute nei bunker dei grandi latitanti.

In tal senso, riveste un ruolo fondamentale in seno alla ‘ndrangheta il culto per la Madonna della Montagna. Proprio lì, a Polsi, dove don Pino Strangio era rettore del Santuario. Don Pino Strangio, sempre secondo il campo d’imputazione per cui è stato condannato in primo grado, avrebbe rafforzato «la capacità dell’organizzazione criminale di controllare il territorio, l’economia e la politica ed amplificando la percezione sociale della sua capacità d’intimidazione, generatrice di assoggettamento e omertà diffusi».

Da diversi collaboratori di giustizia e nell’ottica della magistratura, don Pino Strangio è considerato l’erede di un altro prete assai controverso. Per qualcuno un mafioso, per altri un martire. Prete ad Africo, roccaforte della ‘ndrangheta dell’area jonica. Da sempre la figura di don Giovanni Stilo divide. Il suo nome è legato anche alla figura di Antonino Salomone, uomo di rango di Cosa Nostra. Il prete avrebbe favorito la sua latitanza.

Colluso o martire? Don Giovanni Stilo

Una circostanza raccontata per primo dal collaboratore di giustizia Giacomo Lauro: «Salomone proveniva dal Brasile e doveva incontrarsi a Parigi con un suo nipote, Alfredo Bono, da me conosciuto nel 1978-79. Il nipote avrebbe dovuto accompagnarlo a Palermo per discutere su di un impegno che Salomone aveva assunto ma che non aveva mantenuto. Salomone pero non passò da Parigi, ma entrò in Italia attraverso la Germania. E quindi comparve ad Africo, dove rimase per oltre un mese, ospite di don Giovanni Stilo, in una casa adiacente all’istituto Serena Juventus. So che qualche tempo prima, precisamente dopo il 1981, anche Salvatore Riina fu presente in Africo, cosi come lo fu a San Luca. Nel periodo in cui si trovava ad Africo indossava abito da prete».

Proprio grazie all’istituto Serena Juventus e ai suoi rapporti con la politica e, in generale, il potere, don Stilo avrebbe accresciuto il proprio potere. Anche di natura clientelare. Il fratello sarà anche sindaco. Ovviamente nelle file della Democrazia Cristiana.

Di don Stilo parla anche il collaboratore di giustizia Filippo Barreca, che definisce «notoria» l’appartenenza del prete di Africo alla massoneria: «Don Stilo si riforniva ogni volta che passava dal distributore di carburante da me gestito a Pellaro e l’avevo conosciuto negli anni Settanta quando dovevo raccomandare una ragazza […] che doveva sostenere esami presso la sua scuola di Africo. Per cui andai da don Stilo assieme a “Peppe Tiradritto” e cioè Giuseppe Morabito. Devo però aggiungere che anche l’ex onorevole Piero Battaglia, allora consigliere comunale, l’aveva raccomandata al medesimo don Stilo. L’intero paese di Africo fu costruito grazie ai rapporti di don Stilo con l’onorevole Fanfani».

Secondo Barreca, don Stilo avrebbe avuto importanti relazioni sia all’interno dell’ospedale di Locri, sia soprattutto all’interno dell’Università di Messina. Lì dove riusciranno a laurearsi decine di rampolli di ‘ndrangheta, diventando di fatto classe dirigente.  Legami che, comunque, passerebbero sempre dalla comune appartenenza massonica: «Ci fu un periodo in cui l’Università di Messina era una sorta di dependance di Africo Nuovo, nel senso che vi comandavano don Stilo e i suoi accoliti».

Don Stilo viene anche arrestato e processato con l’accusa di connivenza con la ‘ndrangheta e, in particolare, con le cosche Ruga, Musitano e Aquino. A pesare sul prete erano intercettazioni telefoniche e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Il prete di Africo era accusato di aver presenziato ad alcuni summit mafiosi, cosi come disse il pentito Franco Brunero. Ma, soprattutto, di aver aiutato nella latitanza il boss di San Giuseppe Jato, Antonio Salomone, cugino di Salvatore Greco, detto “Totò l’ingegnere”, uno dei capibastone di Ciaculli. Il Tribunale di Locri, nel luglio del 1986, condannò Don Stilo a cinque anni di carcere. La Corte d’Appello di Reggio Calabria confermò la condanna nei suoi confronti. Ma la Corte di Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale (il giudice passato alla storia come “ammazzasentenze”), rimise tutto in discussione. Nuovo processo di secondo grado a Catanzaro. Don Stilo, nel giugno del 1989, fu assolto da ogni accusa.

Oggi collaboratore, ma prima medico, uomo in contatto con le cosche della Piana di Gioia Tauro e anche massone. Il dottor Marcello Fondacaro riversa le proprie conoscenze sul mondo della masso-‘ndrangheta ai pm della Dda di Reggio Calabria. Fondacaro parla dei rapporti tra le logge di Reggio Calabria e quelle di Trapani. Due aree, il Reggino e il Trapanese, tra le più povere d’Italia, ma anche le più gravide di massoni: «Don Stilo lasciò la sua eredità a Don Strangio di San Luca. La sua eredità intesa eredità di rapporti, di rapporti politici, di rapporti massonici».

Il bubbone ‘ndrangheta nella Chiesa

Dal passato a oggi, la funzione dei sacerdoti, quindi, ha rivestito sempre un’importanza vitale negli equilibri. Soprattutto nei piccoli centri. E, purtroppo, talvolta parliamo di equilibri di ‘ndrangheta. Don Pino Strangio, infatti, avrebbe avuto anche un ruolo nei rapporti tra Stato e ‘ndrangheta nel periodo successivo alla strage di Duisburg, avvenuta il 15 agosto del 2007.

Le ingerenze delle cosche a Polsi, a Sant’Onofrio o in altri luoghi sparsi su tutto il territorio calabrese sono solo punte più visibili e affilate di un iceberg. Che è molto più grande. Che comprende un controllo capillare, sistematico, da parte delle ‘ndrine sulle celebrazioni sacre. Un controllo messo in atto con la stessa cura e precisione con cui si controllano gli appalti. Con essi si accumulano ricchezze. Con il controllo sociale delle masse, invece, si conquista e si mantiene il potere.

Non è un caso. Non può essere un caso che alcune tra le cariche e le strutture più importanti della ‘ndrangheta abbiano richiami di natura massonica e religiosa. Dal Vangelo alla Santa. Passando per San Michele Arcangelo. Che, curiosamente, è sia patrono della Polizia, sia della ‘ndrangheta. E, ovviamente, il ruolo rivestito dal Santuario della Madonna della Montagna a Polsi, che per anni ha visto insozzata le propria funzione religiosa e spirituale da riunioni e summit di ‘ndrangheta.

È il 21 giugno del 2014 quando Papa Francesco, nella Piana di Sibari a Cassano allo Ionio, lancia la scomunica ad ogni forma di criminalità organizzata. Volutamente il Pontefice ha scelto la Calabria.  La regione, forse, dove la Chiesa ha fatto meno contro la ‘ndrangheta. Soprattutto se si pensa ai preti martire, come don Pino Puglisi, in Sicilia. O don Peppe Diana, in Campania.

«I mafiosi non sono in comunione con Dio» disse Papa Francesco. Da quel giorno, nulla o quasi è cambiato. Una parte della Chiesa continua a essere timida sulla lotta alla ‘ndrangheta. E non sono inusuali i collegamenti, talvolta solo relazionali, ma altre volte anche di natura criminale, tra le tonache e il mondo delle ‘ndrine. All’inizio del 2021, due preti del Vibonese sono stati anche rinviati a giudizio per tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose.

da " I CALABRESI"  del 6 agosto 2021.

martedì 19 ottobre 2021

DELIANUOVA.RISULTATO ELEZIONI REGIONALI 3/4 OTTOBRE 2021.








Cittadella Regionale Calabria





OCCHIUTO  ROBERTO     1.102      66,07




L I S T E  


FORZA ITALIA                                                                                435            26,74%

LEGA SALVINI CALABRIA                                                           208           12,78%

FRATELLI D'ITALIA                                                                       165           10,14%

FORZA AZZURRI                                                                          146             8,97%

CORAGGIO ITALIA                                                                          83            5,10%

NOI CON L'ITALIA                                                                           36             2,21%

UNIONE DI CENTRO                                                                      11             0,68%

 


                         BRUNI AMALIA CECILIA  Voti 388    23,26%



L I S T E


PARTITO DEMOCRATICO                                                         190        11,68%

MOVIMENTO CINQUESTELLE                                                   81          4,98%

LA CALABRIA SICURA                                                                 66          4,06%

EUROPA VERDE                                                                            25          1,54%

TESORO CALABRIA                                                                      12          0,74%

PARTITO ANIMALISTA - DEMOCRATICI PROGRESSISTI      2            0,12%

P.S.I.                                                                                                   2            0,12%

 

                           DE MAGISTRIS LUIGI  Voti 159    9,53%



L I S T E


DEMA                                                                                             66           4,06%

DE MAGISTRIS PRESIDENTE                                                    32          1,97%

PER LA CALABRIA CON DE MAGISTRIS                                22           1,35%

UNITI CON DE MAGISTRIS                                                        14           0,86%

UN'ALTRA CALABRIA E' POSSIBILE                                         6           0,37%

CALABRIA RESISTENTE E SOLIDALE                                      6            0,37%


                              OLIVERIO GERARDO MARIO       Voti 19      1,14%



LISTA 

OLIVERIO PRESIDENTE                                                             19          1,17%

giovedì 14 ottobre 2021

DELIANUOVA. RISULTATO ELEZIONI AMMINISTRATIVE 3/4 OTTOBRE 2021.





Comune di DELIANUOVA  (Prec. elez.: 31/05/2015)

 

Sezioni: 4 / 4 (Tutte)

Dato aggiornato al: 05/10/2021 - 16:05

 

Liste

Candidati Sindaco

Voti

%

Seggi

UNITI PER DELIANUOVA

LICASTRO DOMENICO 

SINDACO

1.597

100,00

9

TOTALE

1.597

100

9

NON SONO STATI ASSEGNATI PER MANCANZA DI CANDIDATI ALLE LISTE N. 3 SEGGI

Elettori: 3.635 | Votanti: 1.846 (50,78%) Schede nulle: 169 Schede bianche: 80 Schede contestate: 0

 

Fonte : Ministero dell’Interno



Delianuova - Palazzo di Città

                                                                


VOTI DI PREFERENZA

CANDIDATO A SINDACO: Licastro Domenico

Lista “Uniti per Delianuova”


Aricò Francesco 119

Bellissimo Maria 174

Condina Francesca 164

Demana Domenico 151

De Marte Mariarosa detta “Rossella” 216

Federico Giuseppe 287

Giorgi Domenico 148

Italiano Piero 153

Trentinella Giuseppe 8