CALABRIA

venerdì 9 luglio 2021

DELIANUOVA . CORSO UMBERTO I° (foto anni '50)



Delianuova - Corso Umberto I° negli anni '50


La foto,che risale agli anni '50,mostra Corso Umberto I° all'altezza di Palazzo Sofrè (poi De Giorgio). L'apertura sul lato destro del Corso - che si presenta ancora intatto e con ben visibili le abitazioni delle famiglie Dito e Papalia - consentirà la costruzione dell'Edificio scolastico nonchè  della strada che porta ai Piani di Carmelìa, e fungerà da volano per lo sviluppo urbanistico ed edilizio della parte alta del paese.  L'opera fu voluta dal Sindaco del tempo Avv. Giovanni Vocisano.

martedì 29 giugno 2021

DELIANUOVA . VIA ROMA (foto anni '50)



Via Roma. Anni '50


lunedì 14 giugno 2021

DELIANUOVA . CHIESA SAN NICOLA ( Madonna con Bambino di G.B. MAZZOLO)

 


Chiesa San Nicola Magno (Pedavoli)


E' stata eretta nel XVII secolo in forma pseudo rinascimentale e presenta una facciata rifatta negli anni '60 per volontà del Parroco di allora ,Don Vincenzo Tripodi. Il soffitto interno, in legno intarsiato a cassettoni ,è decorato a stucchi. Parecchie statue di Santi  trovano posto in questa bellissima Chiesa e tra di esse una in marmo di Carrara, raffigurante una  Madonna con Bambino di età rinascimentale, opera dello scultore Giovan Battista Mazzolo.


MAZZOLO, Giovan Battista

di Laura Orbicciani - Dizionario Biografico degli Italiani - 

MAZZOLO (Mazzola), Giovan Battista. – Non si conoscono la data di nascita né le origini familiari di questo scultore e lapicida nato a Carrara, attivo in Sicilia e in Calabria nella prima metà del XVI secolo. Fu sposato a una non meglio identificata Colia ed ebbe un figlio, pure scultore, di nome Giovan Domenico (Di Marzo, 1883, I, p. 755 n. 6). Pur non risultando notizie certe sulla sua formazione, si ipotizza che sia stato allievo di Antonello Gaggini a Messina (Migliorato, p. 40).

Già documentato in questa città il 4 giugno 1512 (Di Marzo, 1909, n. 27), come «magistri Abbatiste Mazolo de Carrara», è menzionato in una carta del 13 giugno 1513, a proposito dell’acquisto di una partita di marmi carraresi (Id., 1883, I, p. 748). Nello stesso anno, per il duomo messinese, eseguì il Monumento funebre dell’arcivescovo Pietro Bellorado, oggi smembrato tra la chiesa e il Museo regionale. Poiché a questa data era già noto come «magister» e acquistava cospicui lotti di materiale, Bottari (1951) ritenne di poter collocare il suo approdo in Sicilia agli inizi del primo decennio, attribuendogli i rilievi del portale di S. Maria la Vetere a Militello, presso Catania, che recano la data 1506: questa tesi tuttavia è accolta solo da parte della critica.

È firmato e datato 1525 il Monumento funebre di Eleonora Branciforte, originariamente nella chiesa di S. Maria di Gesù a Lentini e oggi nella Galleria regionale di Palazzo Bellomo a Siracusa. Per il portale principale della cattedrale messinese, il 24 ott. 1524 il M. ricevette l’incarico di realizzare una Madonna con Bambino, un S. Pietro e un S. Paolo, che vennero consegnati nell’aprile del 1534.

Le statue furono giudicate di alto decoro per la città, tanto che il 7 novembre del medesimo anno il M., in quanto «sculptori celeberrimo», fu insignito dal Senato del privilegio dell’esenzione dalle gabelle (Di Marzo, 1883, I, pp. 751, 756). 

Nel corso del quarto e del quinto decennio i contratti di allogazione e i documenti di pagamento testimoniano che possedeva una «fiorente bottega-impresa» (Natoli, p. 20), cui collaboravano aiuti, fornitori e procuratori incaricati di gestire i rapporti economici con i committenti. La serialità dei soggetti e la frequente richiesta di conformarsi a modelli già esistenti, quasi sempre gagginiani, testimoniano di una clientela modesta alla ricerca di opere devozionali (Lojacono, 2002).

Il 23 sett. 1530 il M. fu incaricato di scolpire un’Annunciazione per S. Maria della Consolazione a Brognaturo, portata a termine due anni dopo, simile a quella eseguita per la parrocchiale di Novara di Sicilia, completata nel 1531; nella chiesa dell’Annunziata di Raccuia si trova un altro gruppo, dello stesso soggetto, il cui contratto fu rogato il 9 genn. 1531 (Di Marzo, 1883, I, p. 755).

Su basi stilistiche, la critica riferisce al M. la S. Caterina nella sagrestia della chiesa di Tutti i Santi di Bianco (Reggio Calabria), proveniente da Zoparto, poggiante su uno scannello istoriato che reca la data 1530 (Caglioti, 2002, p. 998).

Il 23 genn. 1532, per la chiesa della Madonna del Rosario di San Procopio, il M. fu incaricato di scolpire una Madonna con Bambino.

Il 27 febbr. 1533 gli fu chiesto di realizzare, insieme con il figlio, un S. Basilio in trono per la chiesa di S. Basilio Magno a Motta Sant’Agata (Di Marzo, 1883, I, p. 756), completato nel 1535: la statua, danneggiata dal terremoto del 1783, fu trasferita nella chiesa di Gesù e Maria a Cataforio. L’altare monumentale della Madonna delle Grazie nella chiesa del Ritiro di Cetraro fu commissionato nel 1533, come si legge nell’iscrizione della predella.

Il coronamento del dossale è di epoca posteriore e sono riferibili all’opera originale solo le lunette con la Pietà, l’Angelo annunciante e la Vergine Annunciata, le figure entro nicchie della Madonna con Bambino, di S. Francesco e di S. Antonio, l’Eterno benedicente sul fastigio, le paraste e l’architrave di schietto sapore classico (Paolino, pp. 35-43).

È affine ai gruppi di Brognaturo, Novara di Sicilia e Raccuia l’Annunciazione nella chiesa dell’Annunciata di Tropea, databile al 1535 (Lojacono, 2002, p. 1057).

Negli anni Quaranta si alternarono commissioni di opere devozionali ad altre di tono minore come fontane e vasche battesimali, documentate ma andate perdute, a Randazzo, Mineo, Caltagirone, Forza d’Agrò, Motta di Castigliaccio, Messina. Altri lavori sono difficilmente rintracciabili perché nei contratti non se ne specifica la destinazione (Di Marzo, 1883, I, pp. 755, 758-761).

Per il convento di S. Maria della Croce di Francavilla Angitola, il 15 giugno 1542 il M. si impegnò a realizzare una Madonna col Bambino: l’opera, sul cui basamento si legge la data 1543, si trova oggi nella chiesa del Carmine di Filadelfia in Calabria.

Databile ai primi anni Quaranta è una serie di lavori calabresi, tra cui una Madonna di Loreto nella chiesa di Maria Santissima delle Grazie a Melicuccà e una Madonna con Bambino (1542) nella parrocchiale dell’Assunta a Castellace, l’attribuzione della quale al M., avanzata da Frangipane (1933, pp. 276, 292), è stata accolta da tutta la critica. Entrate più recentemente nel catalogo del M. sono una Madonna del Pilar in S. Caterina a Tresilico (Negri Arnoldi, p. 185), una Madonna con Bambino in S. Nicola a Delianuova (Sorrenti, in Sacre visioni, p. 115) e una Madonna del Soccorso in S. Biagio a Scido (Migliorato, p. 40).

Il 12 maggio 1546 il M. inviò a Catania il figlio in qualità di procuratore per regolare i suoi affari: Negri Arnoldi ritiene che gli si possano attribuire i rilievi con Storie della Vergine, datati 1545, sul portale della cappella della Madonna nel transetto della cattedrale.

Di attribuzione controversa sono una statua di S. Caterina proveniente dal convento di S. Lucia del Mela e attualmente nel Museo regionale di Messina (Caglioti, 2003, pp. 42-49) e un’ancona con l’Adorazione dei magi in S. Marco a Seminara (Lojacono, 2002, p. 1080 n. 29).

Non si conosce la data di morte del Mazzolo. L’ultima notizia documentaria è del 4 dic. 1550 quando, negli archivi del duomo di Messina (Di Marzo, 1883, I, p. 761 n. 4), si registra un pagamento che attesta l’intervento mazzoliano nel sottarco della cappella di Pietro di Benedetto, sotto la supervisione di Giovanni Angelo Montorsoli.

Fonti e Bibl.: G. Di Marzo, I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie storiche e documenti, Palermo 1883-84, I, pp. 193 s., 746-761; II, pp.425-435; Id., Del gran portale marmoreo della cattedrale di Messina, in Messina, 28 dic. 1908, numero speciale di Sicile illustrée, Palermo 1909, pp. n.n.; A. Frangipane, Artisti di Sicilia in Calabria. Giambattista e Giovan Domenico Mazzolo, in Brutium, II (1923), 11, pp. 2 s.; S. Bottari, Il duomo di Messina, Messina 1929, pp. 40-44; A. Frangipane, Inventario degli oggetti d’arte d’Italia. Calabria, Roma 1933, pp. 12 s., 28, 105 s., 150, 167, 276, 292, 295, 304, 312; S. Bottari, Il portale di S. Maria la Vetere in Militello, in Siculorum Gymnasium, IV (1951), 2, pp. 204-209; M. Rotili, L’arte del Cinquecento nel Regno di Napoli, Napoli 1972, pp. 108 s., 112-116; S. La Barbera, La scultura della maniera in Sicilia, Palermo 1984, pp. 24-26; G. Molonia, Note documentarie per un’opera dei Mazzolo in territorio di Calabria, in Messina e la Calabria… dal Basso Medioevo all’Età contemporaneaAtti del I Colloquio calabro-siculo… 1986, Messina 1988, pp. 47-52; E. Natoli, Scultura di ambito messinese in Calabria nei secoli XVI e XVIIibid., pp. 19-22; A. Barricelli, Scultura devozionale e monastica inedita o poco nota nei Nebrodi, in Quaderni dell’Ist. di storia dell’arte dell’Università di Messina, XV (1991), pp. 25, 30; F. Zeri - F. Campagna Cicala, Messina. Museo regionale, Palermo 1992, pp. 84, 93; F. Paolino, Altari monumentali in Calabria, Reggio Calabria 1996, pp. 35-43, 65-74, 155-161; F. Negri Arnoldi, Scultura del Cinquecento in Italia meridionale, Napoli 1997, pp. 102, 184 s.; Sacre visioni. Il patrimonio figurativo nella provincia di Reggio Calabria (catal.), a cura di R.M. Cagliostro - C. Nostro - M.T. Sorrenti, Roma 1999, pp. 22 s., 107-109, 114-116, 133 s.; A. Migliorato, Tra Messina e Napoli: la scultura del Cinquecento in Calabria da G.B. M. a Pietro Bernini, Messina 2000; O. Sposaro, La chiesa della Ss. Annunziata di Tropea, in Calabria letteraria, XLIX (2001), 7-9, p. 66; L. Lojacono, Per la scultura in Calabria nel XVI secolo: Giambattista e Giandomenico Mazzolo, in Riv. stor. calabrese, XXII (2001), pp. 85-99; F. Caglioti, La scultura del Quattrocento e dei primi decenni del Cinquecento, in Storia della Calabria nel Rinascimento, Roma 2002, pp. 996-1000, 1005 s., 1017, 1033-1036; L. Lojacono, La scultura del Cinquecentoibid., pp. 1046-1061, 1070, 1080 s.; F. Caglioti, Due opere di Giovanbattista M. nel Museo regionale di Messina, in Aspetti della scultura a Messina dal XV al XX secolo, a cura di G. Barbera, in Quaderni dell’attività didattica del Museo regionale di Messina, XIII (2003), pp. 37-60 (con bibl.); Diz. degli artisti siciliani, a cura di L. Sarullo, III, Palermo 1994, pp. 221 s; U. Thieme - F. Becker, Künstlerlexikon, XXIV, pp. 308 s. (s.v. Mazzola, Battista), 309 (s.v. Mazzola, Domenico, per Giovan Domenico).

sabato 12 giugno 2021

DELIANUOVA. IL SEGNO DEL TEMPO


Balcone ammantato di verde

 

domenica 23 maggio 2021

ALLEVAMENTO TROTE E ANGUILLE


 



Qualche chilometro fuori Delianuova (uscita Pedavoli),precisamente in località " machina di pippi" , si trova questa struttura, oggi abbandonata, che negli anni '70 era un punto di riferimento per la comunità deliese, per gli abitanti del circondario e per gli avventori di passaggio. Si notano nella foto delle vasche in cemento dove venivano allevate trote e anguille, pesce che poi veniva servito ai clienti nei locali del ristorante posto sopra la strada. La struttura era di proprietà del Signor Diego Rechichi, persona affabile ed intraprendente, che, con lungimiranza , aveva creato una location interessante  con un ottimo servizio di ristorazione. 

lunedì 12 aprile 2021

DELIANUOVA . Paracorio


martedì 16 marzo 2021

DELIANUOVA. BIVIO BRANDANO




E' l'incrocio tra la strada statale che porta a Delianuova e quella per Gambarie d'Aspromonte, località turistica. Illuminato a festa. Noto anche come il " Bivio della morte"

In questo sito, infatti, il 21 maggio 1971 Domenico IETTO, imprenditore edile deliese, viene mortalmente ferito durante un tentativo di sequestro di persona. IETTO ,che viaggiava in compagnia del fratello, con una macchina "Volkswagen", quando viene fermato, all'altezza del Bivio di Brandano, tenta di sfuggire ai rapitori, forzando il posto di blocco, ma i sequestratori aprono subito il fuoco con le pistole in loro possesso ferendolo mortalmente. Gli aggressori si  avvicinano, quindi, alla Volkswagen e tentano di portare via Domenico Ietto. Quest'ultimo li dissuade dicendo con voce molto bassa: « Sto morendo, non mi rapite perchè sarei per voi più un peso che altro ». Poiché anche il fratello di IETTO simula di essere stato ferito, i banditi si  allontanano. Dopo essere stato ricoverato all'Ospedale di Oppido Mamertina, viene trasferito in un Ospedale romano dove morirà dopo quasi due mesi per le ferite riportate. Quella dei IETTO è una nota famiglia di costruttori del Reggino. 
Non è la prima volta che i banditi tentano di rapirne uno dei componenti: un anno prima , il fratello di Domenico, Vittorio mentre tornava a Delianuova trovò un gruppo di uomini armati che avrebbe voluto rapirlo. Vittorio IETTO accelerò l'andatura ed i banditi lo lasciarono passare: nessuno di loro sparó. L'Impresa edile IETTO, che dava lavoro a parecchie persone del luogo, trasferirà la sua attività a Roma.




 LA STAMPA


venerdì 19 febbraio 2021

DELIANUOVA. MONUMENTO AI CADUTI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE.



Michele GUERRISI

Nacque da Pasquale e Filomena Barbaro, maestra elementare, originaria della vicina Palmi. Una volta completato il primo ciclo, si trasferì a Palmi, ospite dei nonni materni, per proseguire gli studi e qui ebbe modo di frequentare lo studio d’arte pittorica di Domenico Augimeri, artista formatosi a Napoli con Domenico Morelli e Filippo Palizzi.
La passione per l’arte, probabilmente, gli venne trasmessa dal padre, eccellente disegnatore e collezionista di oggetti e opere d’arte. A sedici anni il padre, contrariamente alla sua volontà che era quella di frequentare l’Istituto di Belle Arti a Napoli, lo iscrisse al liceo «Galileo Galilei» di Firenze e questa scelta, subita come un imposizione, sarà in seguito da lui considerata come una tappa fondamentale per la sua formazione. Terminato il liceo si recò a Roma «per avere una conoscenza diretta della più antica classicità». Iscrittosi all’Università in Lettere, tentò, con esito negativo, l’esame di ammissione all’Accademia di Belle Arti. La delusione fu cocente, ma altrettanto forte fu la reazione per l’insuccesso, vissuto come un’onta da riparare. Abbandonò l’Università e si concentrò nello studio del disegno geometrico ricopiando bassorilievi e statue, ma decise di sostenere la prova di ammissione a Napoli. Superato brillantemente l’esame entrò nella Scuola di scultura dove ebbe come maestri Achille D’Orsi e Luigi De Luca. Galvanizzato da questo successo riprese gli studi universitari e nel 1916 conseguì prima il diploma all’Accademia di Napoli e qualche mese dopo la laurea in Lettere all’Università di Roma.
Nel 1920 pubblicò, a sue spese, Dei valori ideali e pratici nella storia dell’arte, il suo primo lavoro di critica. In questo stesso anno si classificò secondo al concorso per l’insegnamento della storia dell’arte all’Accademia di Napoli e un suo gesso, Prima ruga, venne ammesso alla XII Biennale di Venezia. Nel 1921 partecipò alla prima Esposizione biennale nazionale d’arte di Napoli con le sculture in gesso Monumento agli studenti caduti per la patriaRitratto del pittore San Malato Ritratto di Leonida Repaci; sempre in quell’anno, alla prima Biennale d’arte romana, espose Medusa “che ginocchioni tenta di strapparsi i serpenti dalla testa”. Stabilì il suo studio a Napoli, a villa Lucia, nei pressi di quello di Vincenzo Gemito, con il quale strinse amicizia e da cui ricevette preziosi insegnamenti. Tra il 1921 e il 1922 fu titolare della cattedra di storia dell’arte presso l’Accademia di belle arti di Carrara e, nel 1922, presso l’Accademia Albertina di Torino, dove abitò e insegnò fino al 1941. Tra le varie commissioni si ricordano i numerosi monumenti ai caduti della prima guerra mondiale, di gusto prettamente ottocentesco. La serie dei monumenti ai caduti della Grande Guerra viene inaugurata nel 1921 dal monumento agli studenti dell’Università di Napoli, cui segue, nel 1923, il monumento di San Giuliano (Cambobasso), nel 1924 quello della sua città natale Cittanova (“La Sentinella”) poi il monumento a “ Michele Bello” ed ai caduti di Siderno (RC), nel 1926 ai caduti di Montecalvo Irpino (AV), nel 1928 di Ariano di Puglia, nel 1929 quello in piazza Matteotti di Palmi (RC), nel 1930 monumento in piazza Toti di Luzzara (RE) e nel 1933 quello di Catanzaro. Realizzò altri monumenti a Oliveto Citra (SA), Castellabate (SA), Serrata e Delianuova (RC).
Nel 1926 prese parte alla XV Biennale di Venezia e alla LXXXIV Esposizione di arti figurative della Società promotrice di belle arti di Torino rispettivamente con il gesso Nudo di donna e con uno dei gessi per il Monumento ai caduti di Montecalvo Irpino e con il bronzo Testa di negra
A Torino, alla Quadriennale del 1927, presentò Donna negra e Frate Sole e all’esposizione della Società promotrice di belle arti dell’anno seguente Le madri, particolare del Monumento ai caduti di Palmi. Nel 1930 diede alle stampe i Discorsi sulla scultura che, come dichiarato nella nota al lettore, nascevano dall’esigenza di chiarire, innanzi tutto a se stesso, cosa fosse la scultura, di tracciava la storia da quella egizia a quella contemporanea.
Le conclusioni ripropongono le concezioni culturali proprie dell’ideologia del regime fascista. Egli , infatti, afferma che la scultura è “l’arte italiana per eccellenza” e che si può superare la crisi dovuta al persistere dell’ampollosità ottocentesca solo grazie al rinnovato” spirito italico. Sono le nuove generazioni, quindi, che devono assumersi “il compito storico di un nuovo rinascimento, che vorrà essere non ritorno a questo o a quello spirito, ma ritorno all’essenza e alla moralità stessa dell’arte”. A questi ideali di purezza della forma restituita all’originario rigore classico sono, ad esempio, improntate le sculture in bronzo (il bassorilievo con la Sepoltura di Cristo e il gruppo di figure a tutto tondo raffiguranti la Resurrezione di Lazzaro) realizzate tra il 1930 e il 1937 per la cappella funebre della famiglia Vaciago nel cimitero Monumentale di Torino. Durante la sua permanenza nel capoluogo piemontese avviò una collaborazione con La Gazzetta del popolo, per la quale curò dal 1933 fino a febbraio del 1937, la pagina di cultura e di arte con articoli, commenti e recensioni. Da luglio a settembre di quello stesso anno collaborò, invece, con Il Mattino di Napoli, per il quale scrisse prevalentemente articoli di critica.
Nel 1931 partecipò, in Spagna, all’Esposizione internazionale d’arte di Barcellona con il bronzo Testa di negra. Da questo stesso anno, con Nudo di donna, iniziò a prendere parte regolarmente alle esposizioni della Quadriennale d’arte nazionale di Roma. Dal 1929 al 1941 partecipò a Torino alle esposizioni organizzate dal Sindacato fascista di belle arti del Piemonte. 
Nel 1933 prese parte alla prima mostra del Sindacato nazionale fascista di belle arti a Firenze con Ragazza seduta e con Il ritratto di Giorgio De Chirico (Firenze, Galleria d’arte moderna). Nel 1934 alla XXXV Mostra della Società degli amici dell’arte di Torino presentò Ragazza accovacciata (Roma, collezioni del Quirinale). Nel 1932, con il saggio La nuova pittura, torna sulle problematiche della raffigurazione con la finalità di «liberare la critica dalle soprastrutture romantiche di superata filosofia, che rispuntavano qua e là nelle contaminazioni di non aggiornate culture antiche in molti seguaci delle teorie crociane».
Nel 1941 si trasferì a Roma come docente di scultura presso l’Accademia di belle arti (di cui diverrà direttore nel 1952) e, nello stesso anno, gli venne commissionata la statua raffigurante la Filosofia per il palazzo della Civiltà e del lavoro dell’EUR. Partecipò anche all’Esposizione del Sindacato nazionale fascista di belle arti (1941), all’interno della sezione piemontese, con il Ritratto del pittore Miradio (Roma, Galleria nazionale d’arte moderna). Dai primi anni Cinquanta si dedicò allo studio dell’arte religiosa e pubblicò su «Fede ed Arte», rivista internazionale di arte sacra, tra il 1953 e il 1961 nove saggi sull’argomento, spaziando dalla figurazione del sacro all’estetica del cubismo fino alla percezione dell’immagine nella Chiesa.
Pur risiedendo stabilmente a Roma, continuò a mantenere sempre rapporti con la Calabria. Nel 1951 ricevette l’incarico di realizzare otto rilievi per il basamento del monumento a Francesco Cilea a Palmi: di gusto severamente arcaico, essi raffigurano la Favola di Orfeo, che commenterà in un poemetto in distici ottonari, pubblicato a Roma nel 1958. Sempre nel 1951 inviò a Reggio Calabria un Ritratto di Francesco Cilea (oggi nell’atrio del teatro Comunale della città) e, l’anno successivo, eseguì per il lungomare le statue di Giovanni PascoliDiego Vitrioli e Ibico. Nel 1952 pubblicò a Milano L’idea figurativa in cui, partendo dall’assunto che «la realtà naturale non è che pura astrazione», prende in esame il rapporto tra l’idea figurativa, la rappresentazione artistica, la storia e la critica. Nell’Errore di Cézanne ribadì, invece, il suo credo nell’ideale classico contro ogni forma di deviazione dalle norme consolidate dalla tradizione come, tra i primi, aveva fatto il pittore francese. Nel 1954, presso il palazzo delle Esposizioni di Roma vennero esposti suoi dipinti a olio e ad acquerello e nel 1957 fu inaugurato a Taverna il Monumento a Mattia Preti.
Nelle sue ultime opere le forme appaiono ancora più rigorosamente severe: si ricordano, in particolare, i rilievi (1956) per le fiancate esterne del palazzo delle Assicurazioni di Torino nella sede di Roma sul lungotevere Arnaldo da Brescia; la drammatica Deposizione per la chiesa di S. Giovanni Bosco (1958) o, ancora, la porta centrale per la chiesa degli Artisti di S. Maria del Popolo (1963) a Roma. La morte lo colse, purtroppo, nel pieno della sua attività. Nel 1965 all’interno della IX Quadriennale fu allestita una breve retrospettiva dell’opera dell’artista. Numerose opere, prevalentemente bozzetti in gesso, donati dalla moglie Marta Rempte al comune di Palmi, sono oggi conservate presso la «Gipsoteca Guerrisi» all’interno della Casa della Cultura di Palmi; alcuni dipinti con Vedute di Roma fanno parte delle collezioni della Galleria comunale d’arte moderna e contemporanea di Roma. (Antonio Orlando) © ICSAIC 2020

Opere edite

  • Dei valori ideali e pratici della Storia dell’arte, D’Errigo, Napoli 1920;
  • Dalle botteghe agli studi, Le belle arti, Torino 1926;
  • La nuova pittura, L’erma, Torino 1932;
  • Discorsi sulla pittura, L’Erma, Torino 1931;
  • Lo spirito dell’architettura romana, Domus, Milano 1935;
  • Roma e le antiche civiltà, Scena Illustrata, Roma 19135;
  • Il giudizio di Michelangelo, AVE, Roma 1947;
  • L’idea figurativa, Mondadori, Milano 1952;
  • L’errore di Cezanne, Nistri Lischi, Pisa 1954;
  • Pigmalione – poesie, Nosside, Roma 1956.

Nota bibliografica

  • Nino Zucco, Una mostra personale di Michele Guerrisi, «Voce di Calabria», 26 marzo 1954; 
  • Pino Stampini, Uno scultore che ha nel sangue la virtù dei Greci, «Rotosei», 26 luglio 1957;
  • G. Orioli, Michele Guerrisi scultore e poeta, «Semaforo», luglio-agosto 1957, pp. 13-15;
  • Nino Zucco, Incontro con Michele Guerrisi, «La Tribuna del Mezzogiorno», 30 aprile 1958;
  • L. Consolo, Guerrisi poeta. La favola di Orfeo, «Brutium», XXIX, 2, 1960;
  • Felice Ludovisi, Michele Guerrisi in Catalogo della IX Quadriennale nazionale d’arte di Roma, Roma 1965;
  • Fortunato Valenzise, Michele Guerrisi: un maestro, «Calabria sconosciuta», XVII, 61, 1994;
  • Luigi Malice, Michele Guerrisi, in Le scuole di Reggio e della provincia, a cura di Plga e Mimmo Aliquò, Fata Morgana Editrice, Reggio Calabria 1996, pp. 20-27;
  • Maria Viveros, Guerrisi, Michele, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 60, Enciclopedia Treccani, Roma 2003;
  • Antonio Minasi, Il sussurro dell’angelo. Frammenti di memoria. Palmi e la Casa della cultura, Laruffa Editore, Reggio Calabria 2004;
  • Angela Avenoso (a cura di), Michele Guerrisi cinquant’anni dopo, «Corriere della Piana», numero speciale, 21 dicembre 2013.


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Monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale.





La statua bronzea del fante.




Il nome dello scultore del monumento e la data di realizzazione dell'opera incisi sulla base bronzea (Michele Guerrisi,1927).

                            



DELIANUOVA
Piazza Guglielmo Marconi

MONUMENTO AI CADUTI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Su tre rialzi poggia il piedistallo quadrangolare, le cui facce sono interamente rivestite con piccole lastre rettangolari; sul prospetto frontale è fissata la lastra bronzea recante un'iscrizione e l'elenco di novantaquattro caduti della prima guerra mondiale; sul piano d'appoggio del piedistallo è posta la figura di un fante a torso nudo ed in posizione eretta, in attesa del nemico; con la mano sinistra stringe il fucile dalla parte della baionetta, mentre il calcio è appoggiato a terra, accanto al suo piede

Data di realizzazione
1927

NOTE STORICHE: 

Riguardo al monumento ai caduti di Delianuova realizzato tra il 1927 ed il 1928 è stato rintracciato un documento presso il "Fondo Guerrisi" della Biblioteca comunale "Domenico Topa" di Palmi. Si tratta di una lettera indirizzata a Michele Guerrisi dal Sindaco di Delianuova, datata 14 marzo 1926, attraverso la quale si apprende che lo scultore avrebbe dovuto firmare la copia definitiva del contratto e rispedirla al sindaco, il quale una volta ricevuta la missiva, avrebbe provveduto a saldare la prima rata del pagamento concordato, la cui somma però resta ignota, non essendo stati trovati altri documenti.

OGGETTO
DefinizioneMonumento ai caduti
Tipologiaa cippo
Soggettofigura di soldato: fante
LOCALIZZAZIONE
StatoItaly
RegioneCalabria
ComuneDelianuova
COLLOCAZIONE
Spazio viabilisticoPiazza Guglielmo Marconi
CRONOLOGIA
Da1927
A1927
AUTORE
NomeGuerrisi Michele
NomeFonderia Laganà
CommittenzaComune di Delianuova
Data Committenza1926
DATI TECNICI
Materia e Tecnicabronzo/ fusione
travertino
Unità di misuram
Altezza5