CALABRIA

venerdì 19 febbraio 2021

DELIANUOVA. MONUMENTO AI CADUTI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE.



Michele GUERRISI

Nacque da Pasquale e Filomena Barbaro, maestra elementare, originaria della vicina Palmi. Una volta completato il primo ciclo, si trasferì a Palmi, ospite dei nonni materni, per proseguire gli studi e qui ebbe modo di frequentare lo studio d’arte pittorica di Domenico Augimeri, artista formatosi a Napoli con Domenico Morelli e Filippo Palizzi.
La passione per l’arte, probabilmente, gli venne trasmessa dal padre, eccellente disegnatore e collezionista di oggetti e opere d’arte. A sedici anni il padre, contrariamente alla sua volontà che era quella di frequentare l’Istituto di Belle Arti a Napoli, lo iscrisse al liceo «Galileo Galilei» di Firenze e questa scelta, subita come un imposizione, sarà in seguito da lui considerata come una tappa fondamentale per la sua formazione. Terminato il liceo si recò a Roma «per avere una conoscenza diretta della più antica classicità». Iscrittosi all’Università in Lettere, tentò, con esito negativo, l’esame di ammissione all’Accademia di Belle Arti. La delusione fu cocente, ma altrettanto forte fu la reazione per l’insuccesso, vissuto come un’onta da riparare. Abbandonò l’Università e si concentrò nello studio del disegno geometrico ricopiando bassorilievi e statue, ma decise di sostenere la prova di ammissione a Napoli. Superato brillantemente l’esame entrò nella Scuola di scultura dove ebbe come maestri Achille D’Orsi e Luigi De Luca. Galvanizzato da questo successo riprese gli studi universitari e nel 1916 conseguì prima il diploma all’Accademia di Napoli e qualche mese dopo la laurea in Lettere all’Università di Roma.
Nel 1920 pubblicò, a sue spese, Dei valori ideali e pratici nella storia dell’arte, il suo primo lavoro di critica. In questo stesso anno si classificò secondo al concorso per l’insegnamento della storia dell’arte all’Accademia di Napoli e un suo gesso, Prima ruga, venne ammesso alla XII Biennale di Venezia. Nel 1921 partecipò alla prima Esposizione biennale nazionale d’arte di Napoli con le sculture in gesso Monumento agli studenti caduti per la patriaRitratto del pittore San Malato Ritratto di Leonida Repaci; sempre in quell’anno, alla prima Biennale d’arte romana, espose Medusa “che ginocchioni tenta di strapparsi i serpenti dalla testa”. Stabilì il suo studio a Napoli, a villa Lucia, nei pressi di quello di Vincenzo Gemito, con il quale strinse amicizia e da cui ricevette preziosi insegnamenti. Tra il 1921 e il 1922 fu titolare della cattedra di storia dell’arte presso l’Accademia di belle arti di Carrara e, nel 1922, presso l’Accademia Albertina di Torino, dove abitò e insegnò fino al 1941. Tra le varie commissioni si ricordano i numerosi monumenti ai caduti della prima guerra mondiale, di gusto prettamente ottocentesco. La serie dei monumenti ai caduti della Grande Guerra viene inaugurata nel 1921 dal monumento agli studenti dell’Università di Napoli, cui segue, nel 1923, il monumento di San Giuliano (Cambobasso), nel 1924 quello della sua città natale Cittanova (“La Sentinella”) poi il monumento a “ Michele Bello” ed ai caduti di Siderno (RC), nel 1926 ai caduti di Montecalvo Irpino (AV), nel 1928 di Ariano di Puglia, nel 1929 quello in piazza Matteotti di Palmi (RC), nel 1930 monumento in piazza Toti di Luzzara (RE) e nel 1933 quello di Catanzaro. Realizzò altri monumenti a Oliveto Citra (SA), Castellabate (SA), Serrata e Delianuova (RC).
Nel 1926 prese parte alla XV Biennale di Venezia e alla LXXXIV Esposizione di arti figurative della Società promotrice di belle arti di Torino rispettivamente con il gesso Nudo di donna e con uno dei gessi per il Monumento ai caduti di Montecalvo Irpino e con il bronzo Testa di negra
A Torino, alla Quadriennale del 1927, presentò Donna negra e Frate Sole e all’esposizione della Società promotrice di belle arti dell’anno seguente Le madri, particolare del Monumento ai caduti di Palmi. Nel 1930 diede alle stampe i Discorsi sulla scultura che, come dichiarato nella nota al lettore, nascevano dall’esigenza di chiarire, innanzi tutto a se stesso, cosa fosse la scultura, di tracciava la storia da quella egizia a quella contemporanea.
Le conclusioni ripropongono le concezioni culturali proprie dell’ideologia del regime fascista. Egli , infatti, afferma che la scultura è “l’arte italiana per eccellenza” e che si può superare la crisi dovuta al persistere dell’ampollosità ottocentesca solo grazie al rinnovato” spirito italico. Sono le nuove generazioni, quindi, che devono assumersi “il compito storico di un nuovo rinascimento, che vorrà essere non ritorno a questo o a quello spirito, ma ritorno all’essenza e alla moralità stessa dell’arte”. A questi ideali di purezza della forma restituita all’originario rigore classico sono, ad esempio, improntate le sculture in bronzo (il bassorilievo con la Sepoltura di Cristo e il gruppo di figure a tutto tondo raffiguranti la Resurrezione di Lazzaro) realizzate tra il 1930 e il 1937 per la cappella funebre della famiglia Vaciago nel cimitero Monumentale di Torino. Durante la sua permanenza nel capoluogo piemontese avviò una collaborazione con La Gazzetta del popolo, per la quale curò dal 1933 fino a febbraio del 1937, la pagina di cultura e di arte con articoli, commenti e recensioni. Da luglio a settembre di quello stesso anno collaborò, invece, con Il Mattino di Napoli, per il quale scrisse prevalentemente articoli di critica.
Nel 1931 partecipò, in Spagna, all’Esposizione internazionale d’arte di Barcellona con il bronzo Testa di negra. Da questo stesso anno, con Nudo di donna, iniziò a prendere parte regolarmente alle esposizioni della Quadriennale d’arte nazionale di Roma. Dal 1929 al 1941 partecipò a Torino alle esposizioni organizzate dal Sindacato fascista di belle arti del Piemonte. 
Nel 1933 prese parte alla prima mostra del Sindacato nazionale fascista di belle arti a Firenze con Ragazza seduta e con Il ritratto di Giorgio De Chirico (Firenze, Galleria d’arte moderna). Nel 1934 alla XXXV Mostra della Società degli amici dell’arte di Torino presentò Ragazza accovacciata (Roma, collezioni del Quirinale). Nel 1932, con il saggio La nuova pittura, torna sulle problematiche della raffigurazione con la finalità di «liberare la critica dalle soprastrutture romantiche di superata filosofia, che rispuntavano qua e là nelle contaminazioni di non aggiornate culture antiche in molti seguaci delle teorie crociane».
Nel 1941 si trasferì a Roma come docente di scultura presso l’Accademia di belle arti (di cui diverrà direttore nel 1952) e, nello stesso anno, gli venne commissionata la statua raffigurante la Filosofia per il palazzo della Civiltà e del lavoro dell’EUR. Partecipò anche all’Esposizione del Sindacato nazionale fascista di belle arti (1941), all’interno della sezione piemontese, con il Ritratto del pittore Miradio (Roma, Galleria nazionale d’arte moderna). Dai primi anni Cinquanta si dedicò allo studio dell’arte religiosa e pubblicò su «Fede ed Arte», rivista internazionale di arte sacra, tra il 1953 e il 1961 nove saggi sull’argomento, spaziando dalla figurazione del sacro all’estetica del cubismo fino alla percezione dell’immagine nella Chiesa.
Pur risiedendo stabilmente a Roma, continuò a mantenere sempre rapporti con la Calabria. Nel 1951 ricevette l’incarico di realizzare otto rilievi per il basamento del monumento a Francesco Cilea a Palmi: di gusto severamente arcaico, essi raffigurano la Favola di Orfeo, che commenterà in un poemetto in distici ottonari, pubblicato a Roma nel 1958. Sempre nel 1951 inviò a Reggio Calabria un Ritratto di Francesco Cilea (oggi nell’atrio del teatro Comunale della città) e, l’anno successivo, eseguì per il lungomare le statue di Giovanni PascoliDiego Vitrioli e Ibico. Nel 1952 pubblicò a Milano L’idea figurativa in cui, partendo dall’assunto che «la realtà naturale non è che pura astrazione», prende in esame il rapporto tra l’idea figurativa, la rappresentazione artistica, la storia e la critica. Nell’Errore di Cézanne ribadì, invece, il suo credo nell’ideale classico contro ogni forma di deviazione dalle norme consolidate dalla tradizione come, tra i primi, aveva fatto il pittore francese. Nel 1954, presso il palazzo delle Esposizioni di Roma vennero esposti suoi dipinti a olio e ad acquerello e nel 1957 fu inaugurato a Taverna il Monumento a Mattia Preti.
Nelle sue ultime opere le forme appaiono ancora più rigorosamente severe: si ricordano, in particolare, i rilievi (1956) per le fiancate esterne del palazzo delle Assicurazioni di Torino nella sede di Roma sul lungotevere Arnaldo da Brescia; la drammatica Deposizione per la chiesa di S. Giovanni Bosco (1958) o, ancora, la porta centrale per la chiesa degli Artisti di S. Maria del Popolo (1963) a Roma. La morte lo colse, purtroppo, nel pieno della sua attività. Nel 1965 all’interno della IX Quadriennale fu allestita una breve retrospettiva dell’opera dell’artista. Numerose opere, prevalentemente bozzetti in gesso, donati dalla moglie Marta Rempte al comune di Palmi, sono oggi conservate presso la «Gipsoteca Guerrisi» all’interno della Casa della Cultura di Palmi; alcuni dipinti con Vedute di Roma fanno parte delle collezioni della Galleria comunale d’arte moderna e contemporanea di Roma. (Antonio Orlando) © ICSAIC 2020

Opere edite

  • Dei valori ideali e pratici della Storia dell’arte, D’Errigo, Napoli 1920;
  • Dalle botteghe agli studi, Le belle arti, Torino 1926;
  • La nuova pittura, L’erma, Torino 1932;
  • Discorsi sulla pittura, L’Erma, Torino 1931;
  • Lo spirito dell’architettura romana, Domus, Milano 1935;
  • Roma e le antiche civiltà, Scena Illustrata, Roma 19135;
  • Il giudizio di Michelangelo, AVE, Roma 1947;
  • L’idea figurativa, Mondadori, Milano 1952;
  • L’errore di Cezanne, Nistri Lischi, Pisa 1954;
  • Pigmalione – poesie, Nosside, Roma 1956.

Nota bibliografica

  • Nino Zucco, Una mostra personale di Michele Guerrisi, «Voce di Calabria», 26 marzo 1954; 
  • Pino Stampini, Uno scultore che ha nel sangue la virtù dei Greci, «Rotosei», 26 luglio 1957;
  • G. Orioli, Michele Guerrisi scultore e poeta, «Semaforo», luglio-agosto 1957, pp. 13-15;
  • Nino Zucco, Incontro con Michele Guerrisi, «La Tribuna del Mezzogiorno», 30 aprile 1958;
  • L. Consolo, Guerrisi poeta. La favola di Orfeo, «Brutium», XXIX, 2, 1960;
  • Felice Ludovisi, Michele Guerrisi in Catalogo della IX Quadriennale nazionale d’arte di Roma, Roma 1965;
  • Fortunato Valenzise, Michele Guerrisi: un maestro, «Calabria sconosciuta», XVII, 61, 1994;
  • Luigi Malice, Michele Guerrisi, in Le scuole di Reggio e della provincia, a cura di Plga e Mimmo Aliquò, Fata Morgana Editrice, Reggio Calabria 1996, pp. 20-27;
  • Maria Viveros, Guerrisi, Michele, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 60, Enciclopedia Treccani, Roma 2003;
  • Antonio Minasi, Il sussurro dell’angelo. Frammenti di memoria. Palmi e la Casa della cultura, Laruffa Editore, Reggio Calabria 2004;
  • Angela Avenoso (a cura di), Michele Guerrisi cinquant’anni dopo, «Corriere della Piana», numero speciale, 21 dicembre 2013.


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Monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale.





La statua bronzea del fante.




Il nome dello scultore del monumento e la data di realizzazione dell'opera incisi sulla base bronzea (Michele Guerrisi,1927).

                            



DELIANUOVA
Piazza Guglielmo Marconi

MONUMENTO AI CADUTI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Su tre rialzi poggia il piedistallo quadrangolare, le cui facce sono interamente rivestite con piccole lastre rettangolari; sul prospetto frontale è fissata la lastra bronzea recante un'iscrizione e l'elenco di novantaquattro caduti della prima guerra mondiale; sul piano d'appoggio del piedistallo è posta la figura di un fante a torso nudo ed in posizione eretta, in attesa del nemico; con la mano sinistra stringe il fucile dalla parte della baionetta, mentre il calcio è appoggiato a terra, accanto al suo piede

Data di realizzazione
1927

NOTE STORICHE: 

Riguardo al monumento ai caduti di Delianuova realizzato tra il 1927 ed il 1928 è stato rintracciato un documento presso il "Fondo Guerrisi" della Biblioteca comunale "Domenico Topa" di Palmi. Si tratta di una lettera indirizzata a Michele Guerrisi dal Sindaco di Delianuova, datata 14 marzo 1926, attraverso la quale si apprende che lo scultore avrebbe dovuto firmare la copia definitiva del contratto e rispedirla al sindaco, il quale una volta ricevuta la missiva, avrebbe provveduto a saldare la prima rata del pagamento concordato, la cui somma però resta ignota, non essendo stati trovati altri documenti.

OGGETTO
DefinizioneMonumento ai caduti
Tipologiaa cippo
Soggettofigura di soldato: fante
LOCALIZZAZIONE
StatoItaly
RegioneCalabria
ComuneDelianuova
COLLOCAZIONE
Spazio viabilisticoPiazza Guglielmo Marconi
CRONOLOGIA
Da1927
A1927
AUTORE
NomeGuerrisi Michele
NomeFonderia Laganà
CommittenzaComune di Delianuova
Data Committenza1926
DATI TECNICI
Materia e Tecnicabronzo/ fusione
travertino
Unità di misuram
Altezza5

lunedì 1 febbraio 2021

DELIANUOVA . VEDUTA DALL'ALTO


venerdì 8 gennaio 2021

DELIANUOVA . PANORAMICA SUL PALAZZO MUNICIPALE


 


Il Palazzo Municipale visto da lontano
 (vecchia foto in bianco e nero)

giovedì 31 dicembre 2020


domenica 6 dicembre 2020

DELIANUOVA. VIA ROMA (vecchia foto)



Via Roma in una foto degli anni '50. Sulla sinistra si nota l'ala di Palazzo Soffrè poi demolita per costruire il Cinema Teatro " Italia". 

mercoledì 11 novembre 2020

DELIANUOVA. UFFICIO POSTALE


 

giovedì 22 ottobre 2020

 

F. Zagari, Il monastero di Santa Marina a Delianuova (RC)


Santa Marina è uno dei primi monasteri italo-greci ad essere stato oggetto di scavi archeologici. Si suppone che sia stato un monastero dipendente (metochion) ed è probabilmente menzionato nelle fonti scritte della metà dell’XI secolo. I suoi resti si trovano sulla sommità di una collina che sovrasta il villaggio (chorion) di Pedavoli nell’attuale Comune di Delianuova (RC).
Gli edifici portati alla luce sono: una chiesa nella parte orientale della collina; una probabile torre – o campanile – sul lato meridionale della facciata; un lungo e stretto edificio che chiude il versante meridionale. Al centro della sommità collinare c’era una sorta di chiostro o di cortile interno che sembra essere stato usato per attività domestiche e produttive. Le celle monastiche (grotte o capanne realizzate con materiale deperibile) dovevano essere collocate al di fuori del nucleo centrale.
Gli affreschi della cupola e la pianta suggeriscono per la chiesa una datazione immediatamente dopo la Riconquista bizantina del Sud Italia sotto l’imperatore Basilio I. I dati archeologici e la datazione al radiocarbonio ci consentono di datare l’edificio sul lato meridionale alla seconda metà del XIII secolo.
 

domenica 27 settembre 2020

DELIANUOVA . "LO ZECCHINO DELIESE ".






All'inizio degli anni '70 un gruppo di giovani deliesi organizzò lo "Zecchino Deliese" - manifestazione canora, della durata di tre giorni, dedicata ai bambini - che registrò varie edizioni e che si tenne presso il " Cinema Teatro Italia ". Il presentatore e l'animatore della manifestazione era Pippo Leuzzi che nella foto, fatta in occasione della II edizione, viene ritratto assieme a tutti gli altri organizzatori e simpatizzanti della manifestazione. Da sinistra si riconoscono: a terra, Nicola Dito, Giosuè Timpano, Saverio Dito, Tota Cataldo, Bruno Papalia; al centro : Angelo Federico, Pippo Leuzzi, Romolo Greco, Pasquale Palumbo, Franco Gangemi, Pina Cataldo, Pasquale Leuzzi; ultima fila: Carmelo Federico, Pino Marsico, Pino Perrone, Pino Corigliano, Pasquale Clemente (seminascosto).

sabato 5 settembre 2020

DELIANUOVA . CHIESA MADONNA ASSUNTA ( Vecchia foto).


 

Chiesa di Maria S.S.Assunta

La chiesa dell'Assunta, ricostruita dopo il terremoto del 1895, in unica navata si apre con il monumentale portone in legno realizzato da una famiglia locali di artigiani nel 1912. Nel legno di castagno intagliato sono rappresentate scene di vita della madonna, a testimonianza del culto mariano vivo nella comunità deliese. Nella prima cappella, subito dopo l’ingresso, è possibile ammirare una pregevole statua in marmo bianco, raffigurante la Vergine Maria. Nella stessa cappella, si segnalano due dipinti: una tempera su tela, di Raffaele Angelo Musitano, del 1854, raffigurante San Luigi Gonzaga, il secondo, raffigurante San Francesco Saverio del 1906, dello stesso autore calabrese. Nella seconda cappella che ospita invece la macchina processionale utilizzata per la processione del 15 agosto, è presente un confessionale del XIX secolo in legno, mentre nella cappella di fronte vi è la statua di Santa Domenica, risalente al 1909. Nella terza cappella, una statua di San Rocco del 1894, opera di Raffaele Angelo Musitano, in legno scolpito e dipinto. Nella quarta cappella, che conclude idealmente la visita, un altare in marmo bianco sormontato con dipinto olio su tela di Sant’Antonio di Padova, datati 1931 - 1936 ed una statua dello stesso santo patavino.

mercoledì 2 settembre 2020

DELIANUOVA . Vecchia foto . FONTANA "BUZZURRA".


 

lunedì 17 agosto 2020

DELIANUOVA. FONTANA LOCALITA' "CARMELIA".



 

                                           

mercoledì 5 agosto 2020

P E D A V O L I


mercoledì 22 luglio 2020

DELIANUOVA. PIAZZA LEUZZI



Piazza Leuzzi

lunedì 13 luglio 2020

IL FAMOSO " MURETTO " DI DELIANUOVA.




Il "muretto"  di Delianuova 



Nella località turistica di Alassio (Liguria) esiste un "muretto" divenuto nel tempo luogo d'incontro tra i giovani e reso celebre dalle frequentazioni anche di artisti famosi. Anche Delianuova vanta la presenza di un "muretto", costituito da una serie di parapetti stradali posti quale delimitazione viaria. Da sempre punto d'incontro dei giovani deliesi e osservatorio del passeggio cittadino. 




venerdì 26 giugno 2020

DELIANUOVA. PANORAMA D'ALTRI TEMPI



Delianuova vista dall'alto (vecchia foto)

martedì 23 giugno 2020

SIT TIBI TERRA LEVIS













S a v e r i o    I T A L I A N O


Educatore e scrittore

venerdì 19 giugno 2020

DON ANTONINO FRISINA ( BIJU)


Una lettrice del blog ha richiamato la nostra attenzione sul poeta deliese Don Antonino FRISINA ,detto Biju,di Giovanni e di Domenica De Marte,nato a Paracorio il 16 gennaio 1832,cui è stato dedicato apposito spazio nelle "PAGINE" . In questo post viene pubblicato,in omaggio al poeta deliese " La cucugghiata" (allodola),tratto dalla commediola " SCIALATA A CARMELIA ".

(La poesia "Lu pacciu pè la guerra" è stata trasferita nella pagina dedicata al  Poeta,dove sarà pubblicata integralmente)                                                                                             






Don Antonino Frisina ( Biju)






🔻



La cucugghiata

Jeu mi divertu cu lu richiamu
ntra la chianura di Carmelia;
li cucugghiati tutti li chiamu
ed idhi tutti veninu a mia.
Tulì nci fazzu ed idhi accossì
a mia rispunduni: Tulì...tulì...

Eccu pè l'aria na cucugghiata
s'arza facendu la prima rota,
e dopo chista n'atra votata
e comu s'arza,vota e rivota,
e mentri vota sempri accussì
canta lu solitu: Tulì...tulì...

Ma non si vidi cchiù nudha cosa.
Nu puntu nirigu sulu cumpari;
senza na rrama undi mu posa
a metat'aria comu pò stari ?
Eppuru stavi e standu accussì
canta lu solitu : Tulì...tulì...

Gaurdatimmilla com'è suspisa !
Suspisa teni l'una e l'atr'ala;
Cala pè ssutta cu lo sò pisu...
si paparija,si cerni e cala.
Ma..parzi furmini !..Modhau accossì...
Modhau lu solitu  Tulì...tulì.




* Tutte le poesie pubblicate in questo blog sono tratte dal libro "LE POESIE di don Antonino Frisina (alias BIJU) " di Don Antonino Licastro. stampato in New Haven,Conn.  U.S.A. - A.D. 1987